Sei ballottaggi, un dato politico che attraversa tutta la Puglia e una certezza che inizia a prendere forma: senza alleanze larghe vincere diventa sempre più complicato.
Le amministrative consegnano un quadro frammentato, ma ricco di indicazioni in vista delle prossime sfide regionali. Il laboratorio pugliese continua a muoversi fra coalizioni variabili, partiti in ripresa e liste civiche in affanno.
La partita più pesante resta quella di Trani. Qui il centrosinistra paga la frattura interna: il presidente uscente del Consiglio comunale, Giacomo Marinaro, sostenuto da cinque civiche, si ferma al 22% e resta fuori dal secondo turno. Al ballottaggio andranno il candidato del centrodestra, Angelo Guarriello, poco sopra il 30%, e Marco Galiano, sostenuto da Pd, Avs e Italia Viva. Un risultato che certifica come le divisioni nel campo progressista possano trasformarsi in un vantaggio diretto per il centrodestra.
Scenario diverso a Molfetta, dove il Pd, dopo tensioni e resistenze interne, ha scelto di convergere sul candidato di Rifondazione Comunista, Manuel Minervini. Una scommessa che per ora paga: il Campo largo sfiora il colpo al primo turno con il 44% e si prepara al duello finale contro Pietro Mastropasqua, sostenuto da ben undici liste civiche. Qui il dato politico è doppio: il centrodestra resta fuori dai giochi e il civismo si conferma il vero ago della bilancia.
Nel Salento, a Casarano, le crepe interne al centrodestra rallentano la corsa del sindaco uscente Ottavio De Nuzzo, fermo al 40%. A contendergli la fascia tricolore sarà Marco Nuzzo del centrosinistra, vicino al 30%.
A Tricase, invece, il voto sancisce il trionfo delle civiche: il sindaco uscente Antonio De Donno non chiude la partita al primo turno e dovrà affrontare Andrea Morciano in un contesto in cui i simboli tradizionali dei partiti finiscono sullo sfondo.
Equilibrio totale anche a San Vito dei Normanni, dove il candidato del Campo largo, Marco Ruggiero, sfiderà Giacomo Viva del centrodestra, mentre a San Giovanni Rotondo sarà comunque una donna a diventare sindaca: al ballottaggio andranno Floriana Natale, sostenuta da liste di centrodestra, e Rossella Fini, candidata del campo progressista appoggiata da Pd e Movimento 5 Stelle. Ed è proprio il Movimento 5 Stelle a rivendicare un ruolo decisivo.
Il senatore Mario Turco e il coordinatore regionale Leonardo Donno parlano apertamente di forza «determinante» per le vittorie progressiste e per la crescita del partito in diversi Comuni. Nel mirino c’è soprattutto il tema dell’unità: secondo i pentastellati, dove il centrosinistra si è presentato compatto i risultati sono arrivati, mentre le divisioni interne «hanno penalizzato il risultato». Dal fronte opposto, il centrodestra prova a leggere il voto come un segnale di radicamento territoriale. Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Luigi Caroli, rivendica le vittorie di Ceglie Messapica e Latiano e soprattutto il ritorno del centrodestra alla guida di Manduria dopo vent’anni, definendolo «un segnale politico chiaro».
Una lettura che punta a consolidare la narrativa di una coalizione competitiva soprattutto nei territori dove riesce a presentarsi compatta. Nel centrosinistra, invece, prende corpo la linea del «modello amministrativo». Il consigliere regionale Felice Antonio Spaccavento legge i successi di Corato e Palo del Colle come la conferma che continuità amministrativa, buon governo e civismo progressista rappresentino oggi la formula più competitiva.
