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Puglia, nel 2025 il Pil è cresciuto dello 0,4%: «Bene il turismo ma bassi gli stipendi»

L’analisi di BankItalia scatta la fotografia di un territorio a due velocità, fortemente influenzato da differenze provinciali e da storiche debolezze

Puglia, nel 2025 il Pil è cresciuto dello 0,4%: «Bene il turismo ma bassi gli stipendi»

Nel 2025 l’economia della Puglia ha registrato una crescita del Pil pari allo 0,4%, un dato inferiore sia alla media del Mezzogiorno (+0,7%) sia a quella nazionale (+0,5%).

È quanto emerge dal rapporto annuale “L’economia della Puglia”, presentato stamattina a Bari dalla Banca d’Italia, che evidenzia anche un’inversione di tendenza sul fronte occupazionale: dopo quattro anni consecutivi di crescita, nel 2025 il numero degli occupati nella regione è diminuito dello 0,3%, in netta controtendenza rispetto al resto del Paese, dove si è registrato un incremento medio dello 0,8%.

L’analisi di BankItalia scatta la fotografia di un territorio a due velocità, fortemente influenzato dalle differenze provinciali e da storiche debolezze strutturali sul piano dei redditi.

Nonostante l’aumento dell’1,7% delle ore lavorate complessive e la riduzione di quasi un terzo della cassa integrazione (che resta però elevata nel comparto metallurgico, dove si concentra il 40% delle ore totali), il tasso di occupazione pugliese si attesta al 51%.

Sul fronte salariale, sebbene le retribuzioni abbiano mostrato una crescita in termini reali nel corso del 2025, il potere d’acquisto dei lavoratori pugliesi sconta un crollo di lungo periodo: tra il 2008 e il 2023 le retribuzioni a prezzi costanti sono diminuite del 9,8%. Nel turismo, settore che pure ha registrato un eccellente exploit nel 2025 con un aumento degli arrivi del 13,1% e delle presenze del 10,4%, persistono contratti stagionali, part-time e stipendi inferiori alla media del settore privato.

L’andamento dei singoli comparti economici mostra dinamiche contrastanti. L’industria in senso stretto ha segnato un +0,5% di valore aggiunto, muovendosi in un quadro internazionale instabile. Il settore delle costruzioni è cresciuto del 3,4%, trainato principalmente dalla spinta delle opere pubbliche e dai cantieri legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza, mentre l’edilizia privata ha mostrato segni di cedimento, con le compravendite di abitazioni in calo dello 0,9% a fronte di un aumento dei prezzi del 3,7%. Il terziario è rimasto quasi al palo (+0,3%), risentendo della debolezza dei consumi interni. Nota negativa per l’agricoltura, penalizzata dagli effetti della grave crisi idrica.

Sul piano patrimoniale, il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,8% a prezzi costanti, pur dovendo fare i conti con un’inflazione locale al 2,1%, decisamente più alta rispetto alla media italiana del 1,5%. I consumi hanno tenuto (+0,9%), ma gli analisti intravedono rischi legati al peggioramento della fiducia dovuto alle tensioni geopolitiche. Nel sistema del credito si registra un aumento dei prestiti alle imprese del 1,9% e un incremento del 3,5% dei finanziamenti alle famiglie, trainati dai mutui, mentre prosegue la desertificazione bancaria: nel 2025 hanno chiuso altri venti sportelli nella regione, portando il totale a 916 e riducendo di quasi un terzo la rete distributiva nell’ultimo decennio.

Esaminando il trend di lungo periodo tra il 2007 e il 2023, la Banca d’Italia evidenzia una profonda spaccatura geografica all’interno della regione.

A fronte di una crescita media del valore aggiunto pugliese dell’1,1%, la provincia di Bari ha trainato il territorio con un balzo del 5,8% sostenuto dai servizi, seguita da Lecce (+1,7%) e Barletta-Andria-Trani (+1%). Al contrario, le restanti province mostrano un segno negativo: Brindisi arretra dell’1,1%, Foggia perde il 3,5% e Taranto cede il 5,1%, gravemente penalizzata dalle traversie del polo siderurgico e dal calo demografico. Tra le poche note liete per le nuove generazioni spicca la contrazione dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano: la loro incidenza è scesa al 22,8%, registrando un recupero di oltre dieci punti percentuali rispetto ai livelli del 2019.