Il governatore Decaro ha lasciato decantare pressioni, autocandidature e sponsorizzazioni, poi ha chiuso la partita dei direttori di dipartimento . Dietro le caselle della nuova macchina regionale c’è già il metodo del governatore: competenze alte, uomini di stretta fiducia e, soprattutto, una rete di controlli serrati sui dossier che scottano. Il nome che più degli altri fotografa la svolta è quello di Ettore Cinque, napoletano, ordinario di Economia aziendale all’Università della Campania «Luigi Vanvitelli», protagonista del risanamento dei conti della sanità campana e uomo di fiducia di Vincenzo De Luca.
Negli ambienti viene descritto come un «mastino» del controllo di gestione e della spesa. Decaro lo conosce dai tempi della presidenza dell’Anci, nelle sedi del confronto tra Stato e Regioni, dove Cinque ha costruito rapporti solidi con la burocrazia ministeriale e maturato un peso specifico nei tavoli sul riparto del Fondo sanitario nazionale. Ora arriva in Puglia alla guida della Segreteria della Presidenza, ma con una missione che va ben oltre il perimetro formale dell’incarico: vigilare sulla spesa di Asl e ospedali. Una sorta di commissariamento politico-contabile della sanità, nel momento più delicato per i conti regionali. Non è un dettaglio che Cinque sia stato anche presidente di So.Re.Sa., la centrale unica degli acquisti della sanità campana.
La sua nomina inevitabilmente ridisegna anche il peso di Vito Montanaro, per sette anni punto di riferimento del sistema sanitario pugliese. Decaro non lo ha liquidato, ma prorogato solo di un anno. Lo stesso destino tocca ad Angelosante Albanese, Gianna Elisa Berlingerio e Nicola Lopane, confermati per dodici mesi rispettivamente nelle aree strategiche di Bilancio, Sviluppo economico e Protezione civile. L’altra nomina di peso è Francesco Cupertino, ingegnere, già rettore del Politecnico di Bari, profilo costruito tra ricerca, innovazione e rapporti con le imprese. Il trait d’union con Decaro sarebbe stato Eugenio Di Sciascio – ingegnere come il governatore – altro ex rettore del Politecnico oggi assessore regionale allo Sviluppo. Cupertino porta con sé una rete che attraversa università, PNRR, energia, aerospazio, digitale e innovazione europea: esattamente il terreno sul quale la Regione vuole giocare la partita dei prossimi anni.
All’Agricoltura torna Antonella Bisceglia, già direttrice nell’era Vendola, quando a Palazzo c’era anche l’attuale capo di gabinetto Davide Pellegrino. Al Welfare resta Valentina Romano, unica confermata nella stessa casella e considerata vicina al Movimento 5 Stelle. Poi c’è il «modello Bari». Pompeo Colacicco, dal 2016 alla guida dell’Urbanistica comunale, prende Ambiente e Urbanistica con l’interim ai Trasporti. Roberto Covolo, dirigente del Gabinetto del sindaco prima con Decaro e poi con Vito Leccese, pipillo di Guglielmo Minervini assume l’Attuazione del programma: una scelta che porta direttamente in via Gentile uno degli uomini che hanno seguito i dossier strategici del Comune. Completano il mosaico Annibale D’Elia alla Cultura, Istruzione, Turismo e Diritti civili; Vito Antonacci al Personale; Pasquale Orlando ai fondi europei; Nicola Paladino alla Segreteria generale della Giunta.
La vera sorpresa, però, è forse una mancata nomina. Michele Abbaticchio, ex sindaco di Bitonto, dato a lungo in corsa per una direzione generale, resta fuori dalla prima linea amministrativa: per lui il ruolo di consigliere del presidente nei rapporti tra Giunta e Consiglio. Decaro, insomma, ha disegnato una macchina a più livelli: tecnici di peso, fedelissimi baresi e controllori messi nei punti nevralgici. Più che una semplice infornata di direttori, è la prima vera mappa del potere della nuova Regione.
