La crisi abitativa in Puglia assume contorni sempre più drammatici, stringendo in una morsa quasi 200mila nuclei familiari. A lanciare l’allarme sono Cgil Puglia, Fillea e Sunia, che mettono nero su bianco i dati di un’emergenza sociale senza precedenti, contestando duramente l’inadeguatezza delle risposte fornite dal Piano Casa varato dal Governo nazionale. Secondo le analisi sindacali, la vulnerabilità territoriale si articola in due grandi blocchi. Da un lato, oltre 122mila famiglie pugliesi vivono una condizione di gravissima difficoltà strutturale: si tratta di persone con il reddito interamente eroso dalle rate del mutuo, costrette a risiedere in «case di fortuna» o che non riescono a trovare alcuna sistemazione. Dall’altro lato, vi sono ben 74.120 nuclei familiari che, pur avendo un appartamento in affitto, versano in uno stato di povertà assoluta e non riescono più a far fronte alle spese. In totale, quasi 200mila famiglie si trovano in crisi profonda.
Gli sfratti
A peggiorare il quadro complessivo è la pressione degli sfratti sul territorio. I provvedimenti emessi nel 2024 (ultimo dato ufficiale disponibile) sono stati 2.672, mentre le richieste di esecuzione derivanti da provvedimenti precedenti hanno raggiunto quota 4.858. Si tratta di numeri in costante aumento rispetto agli anni scorsi, specchio fedele di una crescente insicurezza occupazionale, relazionale e delle profonde trasformazioni in atto nelle strutture familiari e sociali. Di fronte a questa preoccupante fotografia, la segretaria regionale della Cgil Puglia, Filomena Principale, attacca frontalmente il Piano Casa del Governo. Secondo la sigla sindacale, il provvedimento «nasconde l’apertura alla rendita immobiliare e l’ulteriore dismissione del patrimonio di edilizia pubblica, i cui ricavi non saranno destinati a nuovi alloggi, ma alla copertura del debito pubblico». Per arginare questo impoverimento, le sigle hanno avviato un confronto sistematico con l’assessora regionale alla Casa, Marina Leuzzi, che ha garantito l’attivazione immediata della cabina di regia per definire politiche d’intervento in grado di proteggere le fasce deboli.
Le due facce della crisi
Sul tema si è espressa anche l’eurodeputata Giorgia Tramacere, sottolineando come la negazione della casa limiti la libertà stessa delle persone. Tramacere evidenzia le due facce di una stessa crisi: nelle grandi città l’esplosione dei canoni e la speculazione espellono i residenti e svuotano i quartieri; nei piccoli comuni delle aree interne accade il contrario, con migliaia di case vuote, borghi che si spopolano e servizi che scompaiono. Per l’eurodeputata, il diritto all’abitare non si risolve solo edificando: una casa senza scuole, ospedali, autobus o connessioni veloci è solo un indirizzo. Abitare significa poter scegliere dove costruire la propria vita. Da qui l’appello alle istituzioni europee affinché la casa diventi una vera priorità politica.

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