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Posti letto per universitari con il Pnrr: in Puglia costano più degli affitti dei privati

È la denuncia che arriva da M5s, Alleanza Verdi e Sinistra e Partito democratico dopo l’inchiesta realizzata da «Chora Media» e «Will Media»

Posti letto per universitari con il Pnrr: in Puglia costano più degli affitti dei privati

Dovevano rappresentare una risposta concreta all’emergenza abitativa degli studenti universitari, ma rischiano di trasformarsi in un paradosso. È la denuncia che arriva da Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Partito democratico dopo l’inchiesta realizzata da «Chora Media» e «Will Media» sui primi 30mila posti letto universitari finanziati attraverso il PNRR.
Tra i dati che hanno acceso il dibattito politico nazionale spicca quello della Puglia, dove le tariffe medie degli studentati sostenuti con risorse pubbliche risulterebbero superiori del 50% rispetto ai normali affitti presenti sul mercato privato.

Il controsenso

Una situazione che, secondo i parlamentari delle opposizioni, contraddice la finalità stessa degli investimenti pubblici destinati al diritto allo studio. Gli alloggi universitari realizzati grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza avrebbero, infatti, dovuto contribuire a ridurre i costi sostenuti dagli studenti fuori sede e dalle loro famiglie, in un contesto in cui il caro affitti continua a rappresentare uno dei principali ostacoli all’accesso all’università. I numeri emersi dall’inchiesta sono significativi anche in altre regioni del Sud. Nelle Marche i canoni sarebbero superiori del 71% rispetto al mercato, in Calabria dell’88%, mentre in Sicilia risulterebbero addirittura raddoppiati. In Basilicata i costi arriverebbero a essere due volte e mezzo più alti rispetto agli affitti ordinari.

«Chiamarli canoni calmierati è una presa in giro», attacca Antonio Caso, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura alla Camera. Il parlamentare ricorda come lo Stato riconosca ai gestori circa 20mila euro di contributo pubblico per ogni posto letto realizzato e sostiene che tali risorse dovrebbero tradursi in un reale vantaggio economico per gli studenti. Le critiche riguardano anche la distribuzione territoriale dei nuovi posti letto. Secondo quanto emerso, alcune città universitarie con un numero limitato di iscritti avrebbero ricevuto più alloggi rispetto a grandi poli accademici con decine di migliaia di studenti. Un criterio che, secondo le opposizioni, non rispecchierebbe il reale fabbisogno del sistema universitario italiano.

L’informativa

Sul caso Avs, M5S e Pd hanno chiesto un’informativa urgente alla ministra dell’Università Anna Maria Bernini e al ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. Al centro della polemica ci sono anche i 599 milioni di euro della quota PNRR rimodulata e affidata a Cassa Depositi e Prestiti, risorse che secondo le opposizioni dovrebbero essere accompagnate da nuovi criteri tariffari e territoriali.
In Puglia, dove Bari, Lecce e Foggia continuano a registrare una crescente domanda di alloggi universitari, il tema assume un peso particolare. La prospettiva che strutture finanziate con fondi pubblici possano risultare più costose delle normali stanze in affitto rischia infatti di alimentare ulteriormente le difficoltà degli studenti fuori sede, proprio mentre il diritto allo studio e l’accessibilità all’università restano tra le principali sfide del sistema formativo italiano.