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Puglia, nuovo piano operativo sanitario: eliminare i posti letto eccedenti e riconvertire i piccoli ospedali

Atteso entro la metà di luglio, rappresenta la risposta richiesta dai ministeri della Salute e dell’Economia per l’equilbrio nei conti

Puglia, nuovo piano operativo sanitario: eliminare i posti letto eccedenti e riconvertire i piccoli ospedali

Dopo l’aumento dell’addizionale Irpef che ha consentito di coprire il disavanzo della sanità, la Regione Puglia si prepara ora alla fase più difficile: un piano di risanamento destinato a cambiare profondamente il volto del servizio sanitario regionale. Il Piano operativo 2026-2029, atteso entro la metà di luglio, rappresenta la risposta richiesta dai ministeri della Salute e dell’Economia per riportare in equilibrio i conti dopo il deficit record da 349 milioni di euro registrato nel 2025.

Un documento che arriva con otto anni di ritardo rispetto alle prime sollecitazioni di Roma e che inaugura una stagione di rigore destinata a incidere sull’organizzazione della rete sanitaria pugliese. L’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia ha già avviato il confronto con i direttori generali delle Asl e delle aziende ospedaliere, insieme al capo Dipartimento Vito Montanaro, per definire le misure da inserire nel piano. L’obiettivo è evitare che il sistema sanitario produca nuovi disavanzi, scongiurando ulteriori interventi fiscali a carico dei cittadini e costruendo un equilibrio economico stabile nel prossimo triennio.

Il capitolo più delicato riguarda la riorganizzazione della rete ospedaliera. La Regione procederà a una verifica reparto per reparto per eliminare i posti letto eccedenti rispetto agli standard fissati dai decreti ministeriali 70 e 77. Non sono previsti tagli lineari, ma una revisione basata sull’effettivo utilizzo delle strutture: i reparti con un tasso di occupazione inferiore al 75% potranno essere accorpati o riorganizzati, mentre i piccoli ospedali saranno progressivamente riconvertiti in Case della Comunità e servizi sanitari territoriali, rafforzando il modello di assistenza di prossimità previsto dal Pnrr.

Altro fronte particolarmente sensibile è quello dei punti nascita. Le norme nazionali impongono la chiusura delle strutture con meno di 500 parti all’anno, ma la Regione punta a negoziare con i ministeri eventuali deroghe nei territori più periferici, dove la distanza dagli altri ospedali potrebbe compromettere la sicurezza delle gestanti. La valutazione, assicurano da via Gentile, sarà effettuata caso per caso, tenendo conto non soltanto dei numeri ma anche delle caratteristiche geografiche e della tutela dei livelli essenziali di assistenza. Sul piano economico il risanamento passerà anche attraverso una drastica razionalizzazione della spesa. Nel mirino finisce soprattutto la farmaceutica, una delle principali voci che hanno contribuito al disavanzo, insieme alla centralizzazione degli acquisti e delle gare d’appalto per ottenere economie di scala e ridurre gli sprechi. Un altro capitolo strategico riguarda il personale.

Le Asl stanno aggiornando i piani dei fabbisogni, che costituiranno la base per autorizzare le future assunzioni. La linea della Regione è quella di adeguare gli organici alle reali necessità assistenziali, mantenendo l’equilibrio tra pensionamenti, dimissioni e nuovi ingressi e superando una programmazione fondata esclusivamente sul turn over.
Il Piano operativo non rappresenta soltanto un documento contabile, ma il nuovo quadro di riferimento della sanità pugliese fino al 2029. L’obiettivo è coniugare sostenibilità finanziaria e qualità dell’assistenza, evitando che i sacrifici richiesti ai cittadini con l’aumento dell’Irpef si traducano in un ridimensionamento dei servizi essenziali.