Due legislature con Michele Emiliano, «entrambe orgogliosamente all’opposizione» e una legge che porta il suo nome che sta facendo discutere non poco in questi giorni, da quando il neo eletto presidente della Regione Puglia Antonio Decaro l’ha definita «troppo rigida in quanto tratta i non eletti come appestati».
Con Antonella Laricchia, ex Movimento 5 Stelle, oggi fuori da ogni gioco e tornata alla sua professione di architetta, proviamo ad analizzare gli ultimi dieci anni di politica regionale pugliese tra equilibri di potere, trasformismi e porte scorrevoli per i “trombati”.
Iniziamo dalla legge Laricchia. Oggi non piace ma è stata votata in aula dall’attuale maggioranza. L’obiettivo era ed è quello di rendere più trasparenti e meritocratiche le nomine in agenzie, società partecipate ed enti regionali, togliendo discrezionalità alla giunta e coinvolgendo il consiglio nel processo decisionale.
«Credo sia stata sempre maldigerita. Io la presentai già durante la prima legislatura. La maggioranza non la sosteneva ma fu approvata in commissione grazie al voto favorevole del consigliere Pd Filippo Caracciolo, allora un po’ in polemica con i suoi. Tuttavia non arrivò mai in aula. Nella seconda ci riprovai, avendo ottenuto anche il sostegno della Lega che presentò una proposta a firma del consigliere Giacomo Conserva. In realtà la legge approvata poi in aula fu frutto della fusione tra la sua proposta, incentrata più sui requisiti di compatibilità e trasparenza, e la mia, più tarata sulle procedure di nomina. La norma fu inserita come emendamento alla legge di bilancio. Tra l’altro metteva fine a un «sistema Emiliano» che aveva mostrato tutta la sua inefficienza ed era stato criticato anche da tanta parte della sua maggioranza»
È stato calcolato che la norma potrebbe riguardare all’incirca 8.000 poltrone, anche incarichi che vengono prorogati di anno in anno agli amici degli amici. Non si rischia di ingessare la macchina amministrativa?
«Non credo, anzi. Si innalzerebbe la qualità e sarebbe premiata la meritocrazia. Se Decaro decide di abrogarla, si assume una responsabilità politica davanti ai suoi stessi elettori. Tra l’altro va spiegato che, in caso di consiglio regionale inadempiente su alcune nomine non condivise, ad esempio, la legge lascia comunque la possibilità al presidente di attivare le procedure d’urgenza e fare le nomine di proprio pugno».
Resta tuttavia la possibilità per i non eletti di diventare assessori.
«Si tratta di soli due tecnici, di due incarichi fiduciari, che ritengo giusto possano esserci. Altro sono tutte le società che gravitano intorno alla Regione e che da sempre hanno alimentato la politica clientelare».
Uno di questi due posti nella prossima giunta Decaro lo vede assegnato ad Emiliano?
«Vuole un pronostico? Assolutamente sì. Tra l’altro non è stato nemmeno candidato e non sta facendo nulla per tirarsi fuori dai giochi».
Anche la legge elettorale attuale è stata criticata praticamente da tutti. Perchè non è stata cambiata nelle ultime due legislature?
«Perché serviva una maggioranza solida che praticamente non c’è mai stata».
Maggioranza solida che invece si è trovata per evitare la riduzione dei consiglieri da 50 a 40, come previsto dalla legge per il calo della popolazione.
«Vero, tuttavia va detto che in questo caso i partiti hanno avuto indicazioni nazionali».
Non si sono mai abrogate anche altre norme che i cittadini non amano particolarmente, come quella sui vitalizi. Lei lo riceve?
«No, io ho rinunciato in coerenza con la mia storia politica. Altri, anche del M5S, sì. Oggi un consigliere regionale pugliese, dopo una legislatura, incassa 650 euro di pensione al compimento del 65mo anno di età, che diventano 1.200 dopo la seconda. Mi sembra un privilegio assurdo».
Cosa pensa del M5S oggi?
«Trovo patetico il tentativo di mantenere in vita un progetto ormai morto. Dovrebbero almeno avere il coraggio di cambiare nome».









