Liste d’attesa, adesso la guerra politica si combatte sul calendario. Cinque giorni per prenotare un’urgenza diventano per Fratelli d’Italia il «trucco» con cui la Regione farebbe sparire pazienti e ripulirebbe le statistiche; per la maggioranza sono invece una regola necessaria per impedire che una prescrizione urgente resti nel cassetto. E sulla Fase 2 varata dalla giunta del governatore Antonio Decaro lo scontro diventa frontale. Per le ricette urgenti, classe U, il cittadino avrà cinque giorni per prenotare; per quelle brevi, classe B, quindici. Una stretta che secondo FdI rischia di trasformarsi in una corsa contro il tempo soprattutto per anziani e persone fragili. L’accusa politica va però oltre. Per il centrodestra la Regione avrebbe introdotto le nuove regole sapendo dell’arrivo del monitoraggio previsto dal Piano nazionale sulle liste d’attesa 2026-2028. L’obiettivo, sostiene FdI, sarebbe evitare alla Puglia gli ultimi posti nelle classifiche: una prescrizione scaduta, secondo l’opposizione, finirebbe per alleggerire artificialmente il numero dei pazienti in attesa.
Da qui l’affondo sul governatore Decaro: più attenzione alla comunicazione che alla soluzione del problema. La maggioranza rispedisce l’accusa al mittente e parte dalle date. L’intesa sul Piano nazionale è stata raggiunta in Conferenza Stato-Regioni l’11 giugno, il decreto del ministero della Salute è del 26 giugno e soltanto il 24 agosto è arrivata la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Nessuna corsa dell’ultimo minuto per anticipare i controlli, dunque. Ma il cuore della replica è un altro. I cinque giorni non sono il tempo entro il quale l’Asl deve garantire una visita urgente: sono il periodo di validità della prescrizione per effettuare la prenotazione. Una prestazione in classe U deve essere comunque eseguita entro 72 ore. Se il sistema sanitario non riesce a garantirla, sostiene il centrosinistra, il disservizio emerge e non viene cancellato con la scadenza della ricetta.
A difesa del piano la maggioranza mette sul tavolo anche i risultati della prima fase: 231.435 cittadini richiamati e 157.176 prestazioni recuperate entro il 30 giugno. La Fase 2 aggiunge altri 20 milioni di euro per prestazioni aggiuntive e punta su presa in carico, appropriatezza delle prescrizioni e percorsi di tutela per chi non ottiene visite ed esami nei tempi previsti. FdI allarga però il fronte alla carenza di personale e al blocco dei concorsi per infermieri e Oss. E il centrosinistra contrattacca chiamando direttamente in causa Palazzo Chigi: invece di cercare presunti trucchi nelle delibere pugliesi, sostiene la maggioranza, il partito di Giorgia Meloni dovrebbe spiegare quante risorse il Governo intenda destinare alla sanità e alle assunzioni di medici, infermieri e operatori. Il terreno dello scontro, dunque, è scoperto. Per FdI la Regione prova ad accorciare le liste con una norma che rischia semplicemente di far scadere le ricette; per la maggioranza i nuovi termini servono invece a mettere ordine e garantire più rapidamente le prestazioni.
Alla fine, però, il verdetto non lo daranno né FdI né la maggioranza. Lo daranno i Cup. Se la visita urgente arriverà davvero entro 72 ore, la stretta avrà funzionato. Se invece dopo cinque giorni il paziente si ritroverà con una ricetta scaduta e una visita ancora da fare, il problema sarà soltanto cambiato di nome. Perché una lista d’attesa può accorciarsi in due modi: facendo la prestazione o facendo sparire la ricetta. Ed è su questa differenza che Decaro si gioca la credibilità della Fase 2.
