Devastata. Una volta si sfogliava il vocabolario ora basta internet e l’intelligenza artificiale per sapere che quel participio passato del verbo devastare significa: «Uno stato di profondo esaurimento fisico o sofferenza morale; una persona distrutta dal dolore, dalla fatica o dalla malattia». Ed è esattamente questo lo stato in cui si trovava e in parte si trova la signora Anna (nome di fantasia). Una donna pugliese, che non vuole rendere pubblica la propria identità, solo perché teme che chi l’ha ridotta in questo stato possa danneggiarla ulteriormente.
Il calvario di Anna
Tutto comincia a febbraio 2025. Da qualche tempo ha deciso di curare alcuni suoi denti e ha chiesto a un dentista locale un preventivo. Cifra piuttosto alta, quindi parlando con dei suoi conoscenti, viene a sapere che ciò che lei vuol fare si può realizzare a Tirana in Albania, in una clinica ormai famosa e recentemente con front office anche a Milano e Verona e soprattutto spendendo una cifra abbordabile.
Il primo viaggio
Parte per Tirana accompagnata dal marito e convinta di poter fare solo una consulenza. L’accordo prevedeva una prima valutazione e poi la definizione del piano di cure. Ma una volta arrivata in Albania, la proposta è una sola: estrarre tutti i denti. «Sono entrata in clinica alle 11:30 e sono uscita alle 17. In una sola giornata mi hanno estratto 28 denti. Avrei dovuto fare un lavoro importante, ma non così drastico». Il dentista italiano che la segue oggi, riferisce Anna, le avrebbe confermato che una parte di quei denti «assolutamente non andava estratta». La sua spiegazione è amara: «Per loro è più facile così, togliere tutto e mettere una protesi». Dopo otto o nove giorni a Tirana, il tempo di prendere le impronte e fare le prove, Anna rientra in Italia con dei denti provvisori. E i problemi, racconta, cominciano subito.
Il rientro in Italia
«Non potevo mangiare, non potevo masticare, avevo mal di testa».
Con il passare delle settimane le gengive, che descrive come «massacrate», guariscono e si ritirano, e la protesi diventa sempre più inadatta. «Avevo in bocca dei denti che sembravano tre volte la mia bocca. Non sono mai riuscita a sopportarli». Anna continua ad avere forti dolori e telefona ai dottori di questa clinica i quali le dicono di tornare a Tirana.
Il secondo viaggio a Tirana
Viaggio lampo e questo a proprie spese. «Loro ti pagano il primo viaggio, millantano che sia tutto gratuito, ma non è così. Sono tornata quindi a Tirana i medici mi hanno dato un’occhiata e mi hanno rimandato a casa dicendo che era “un problema psicologico”. Ma non era affatto così perché io non riuscivo a masticare e a mangiare».
Il terzo viaggio a Tirana
Dopo un paio di mesi al terzo viaggio le impiantano delle protesi fisse. Ma la situazione peggiora: «Non riuscivo a chiudere la bocca, mi mordevo l’interno della guancia, l’arcata inferiore non era allineata con quella superiore. Io mi lamentavo, in pratica non potevo chiudere la bocca, non potevo masticare, mi mordevo la guancia interna».
La situazione di Anna peggiora ed è costretta ad andare ancora una volta nella clinica di Tirana. Le dicono che devono rimuovere i denti fissi, i definitivi. «Ricordo le martellate nella mia bocca per rimuovere quei denti che loro avevano cementato. È stato peggio delle estrazioni. Me li hanno tolti con un martelletto. Un dolore atroce, sono stata malissimo, anche nei giorni successivi. Con degli ematomi sul volto. Poi mi hanno impiantato una nuova protesi».
Ma anche qui le cose non vanno nel verso giusto.
Le protesi in plastica
«Avevo un preventivo dove era scritto che avrebbero realizzato delle protesi in ceramica, ora in realtà in bocca ho elementi di plastica».
Tutto questo calvario per Anna ha un costo che non è solo quello psicologico e fisico ma anche economico.
I costi
Alla fine da febbraio 2025 a marzo di quest’anno Anna ha dovuto sborsare 7mila euro per pagare la clinica a cui si aggiungono altri 4mila circa per le spese sostenute, fra viaggi per e da Tirana, in tutto 6, alloggio e cibo.
L’assistenza
C’è poi il capitolo dell’assistenza. Dopo interventi così invasivi, racconta Anna, i pazienti venivano sistemati in un albergo senza personale alla reception, con un numero di telefono da chiamare in caso di necessità. «Ti danno questo numero, ma se hai bisogno non ti risponde nessuno. Io sono stata male, malissimo».
Cartella clinica e fatture
Anna riferisce anche di pressioni ricevute quando ha chiesto la propria documentazione sanitaria, e di una fattura con un importo superiore a quello effettivamente pagato tramite bonifico. Un’anomalia che, secondo quanto le avrebbero raccontato altre pazienti incontrate a Tirana, non riguarderebbe solo lei.
Le vie legali
Quanto alla possibilità di intraprendere le vie legali Anna è piuttosto scettica. «L’Albania non fa parte dell’Unione Europea e i tempi sarebbero lunghissimi. Magari tra cinque o dieci anni vincerei anche la causa. Ma rischio di investire altri soldi per avere solo un pezzo di carta». Il suo avvocato, spiega, valuterà la possibilità di procedere in Italia. «Lì non voglio più tornare». Intanto la struttura ha aperto punti di prima consulenza anche in Italia. Ed è proprio questo a pesarle di più: «Il boccone è amaro, perché questi continuano a lavorare».
Oggi Anna dovrà ricominciare da capo, questa volta in Italia. La ferita più profonda, però, non è economica. «Ho subito un danno irreversibile. I miei denti non me li rimette nessuno. Mi sento come se mi avessero tolto trent’anni di vita». Il suo appello è rivolto a chi sta pensando di fare la stessa scelta. «Noi partiamo in buona fede. Quando arrivi resti abbagliato da strutture grandi e moderne. Ma molta gente ci casca, ed è giusto che se ne parli».
