Negli ultimi mesi anche in Puglia il termine «maranza» è entrato nella cronaca e nel linguaggio comune, spesso utilizzato per descrivere giovani percepiti come problematici o potenzialmente pericolosi. Un’etichetta rapida, che semplifica il racconto del disagio giovanile e alimenta l’idea di un fenomeno emergenziale legato alla strada. Ma quando si analizzano i dati ufficiali, l’allarme perde consistenza.
Nel biennio 2023–2024, i reati a danno di minorenni in Puglia mostrano un andamento altalenante, non una crescita strutturale. Nel 2023 i casi registrati sono stati 289, con un calo netto del 12% rispetto all’anno precedente. Nel 2024 si sale a 299 eventi, pari a un aumento del 3%. Una variazione contenuta, in linea con il dato nazionale, ma lontana da qualunque ipotesi di escalation fuori controllo. Ancora più significativo è il profilo dei reati.
Le statistiche regionali, basate sui rapporti del Servizio Analisi Criminale e sui dossier di monitoraggio sulla condizione dei minori, indicano che la categoria più frequente resta quella dei maltrattamenti in famiglia. Nel 2024 se ne contano 96, in diminuzione rispetto all’anno precedente. A seguire emergono le violenze sessuali e gli abusi online, fenomeni che si sviluppano prevalentemente in contesti relazionali e digitali, non nello spazio pubblico. Il dato sulle vittime è altrettanto chiaro: tra il 65 e il 70% sono di sesso femminile.
Nei reati a sfondo sessuale la percentuale cresce ulteriormente, arrivando all’88% nei casi di violenza sessuale aggravata e al 100% nei procedimenti per detenzione di materiale pedopornografico. Numeri che confermano una dinamica di genere e una vulnerabilità che nulla hanno a che fare con gruppi giovanili di strada o con sottoculture urbane. Non esistono, inoltre, indicatori statistici che permettano di isolare un presunto «fenomeno maranza» in Puglia.
Le banche dati ufficiali classificano i reati per tipologia criminologica, non per stile di vita, abbigliamento o appartenenza simbolica. E dentro quelle categorie, la violenza giovanile organizzata in senso mediatico non risulta predominante. Anche l’indice di criminalità complessiva regionale, pur con differenze tra province, non evidenzia anomalie tali da giustificare un allarme specifico legato ai giovani.
I numeri, piuttosto, suggeriscono che il rischio per i minori si annida in contesti di fragilità sociale, educativa e familiare, spesso aggravati dall’uso non controllato delle tecnologie digitali. La distanza tra percezione e realtà è evidente. Il ricorso a etichette come «maranza» rischia di spostare l’attenzione dai problemi strutturali, creando capri espiatori e rafforzando stereotipi. In Puglia, almeno secondo i dati, il disagio giovanile non ha la forma del branco, ma quella silenziosa della violenza domestica e dell’abuso online.










