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Attualità Puglia

In Puglia la metà del budget della sanità finisce nelle tasche dei privati

La sanità pugliese cambia pelle, e lo fa in silenzio, ma con numeri che pesano come macigni. Secondo l’analisi del «Centro di ricerca sugli enti pubblici», la Puglia è tra le regioni dove il privato accreditato ha ormai superato il pubblico in termini di peso economico: il 51,5% della spesa sanitaria regionale finisce, infatti, nelle casse delle strutture private, a fronte di una media nazionale ferma al 39,5%. Un sorpasso che non è solo statistico, ma politico e strutturale.

Il dato diventa ancora più significativo se si guarda alla diffusione territoriale: con 3,2 strutture ogni 10mila abitanti, la Puglia è tra le regioni con la rete privata più capillare d’Italia. Non si tratta, dunque, solo di grandi poli che assorbono risorse, ma di una presenza diffusa che incide direttamente sull’accesso alle cure. È qui che emerge il nodo: il privato non è più un’integrazione del sistema pubblico, ma una sua componente dominante. E questo avviene mentre la Regione, guidata da una maggioranza di centrosinistra, apre esplicitamente alla possibilità di aumentare i tetti di spesa per le strutture accreditate.

Lo ha detto senza ambiguità l’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, indicando la necessità di rafforzare il contributo del privato anche per ridurre le liste d’attesa. Una scelta che divide. Da un lato c’è l’esigenza concreta di dare risposte rapide ai cittadini, in un sistema pubblico sotto pressione tra carenza di personale, reparti da riorganizzare e un disavanzo sanitario che per il 2025 sfiora i 369 milioni di euro. Dall’altro, però, si fa strada il timore di uno slittamento progressivo verso un modello in cui chi può permetterselo accede più facilmente alle cure, mentre il servizio pubblico arretra.

I numeri raccontano già questa tensione. In Puglia oltre 2 miliardi di euro vengono destinati agli ospedali privati accreditati, mentre la mobilità passiva continua a drenare risorse: 383 milioni spesi per curare i pugliesi fuori regione. Segno che il sistema, pubblico o privato che sia, fatica ancora a trattenere i pazienti. Il punto, allora, non è ideologico, ma di equilibrio. Il privato accreditato può essere una leva fondamentale per garantire i Livelli essenziali di assistenza, soprattutto quando le liste d’attesa diventano insostenibili.

Ma quando supera il 50% della spesa, smette di essere supporto e diventa architrave del sistema. E qui si apre la vera partita politica: decidere se questo assetto sia una scelta consapevole o la conseguenza di un progressivo indebolimento del pubblico. Perché una sanità in cui il privato cresce mentre il pubblico arretra rischia di cambiare natura, trasformando un diritto universale in un servizio sempre più condizionato dalle possibilità economiche. La Puglia è già dentro questo bivio. E le decisioni dei prossimi mesi, a partire dall’eventuale aumento dei tetti di spesa, diranno se si tratta di una transizione governata o di una deriva difficilmente reversibile.

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