Emigrazione, calo demografico, concentrazione degli affitti sul settore turistico. Sono tre delle principali cause di un fenomeno nazionale molto diffuso anche in Puglia: una abitazione di proprietà su tre non è abitata. Come spiegare questo dato in un momento di pressione abitativa senza precedenti?
Secondo la Svimez i numeri dimostrano due cose in particolare: i forti squilibri territoriali tra aree urbane e aree interne; un divario sempre più ampio tra la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili e le capacità economiche delle famiglie.
La casa di proprietà modello italiano
Gli italiani sono tra i maggiori proprietari di casa in Europa, tuttavia il Paese si distingue per una quota molto elevata di abitazioni vuote. I numeri complessivi raccontano che il 33,6% del patrimonio abitativo nazionale si concentra nelle 14 città metropolitane: il 35,5% delle case di proprietà, quasi il 43% di quelle in affitto, il 33,6% delle abitazioni utilizzate ad altro titolo e il 25,8% delle case non occupate. Ed è soprattutto nei grandi centri urbani che si concentrano le famiglie soggette al sovraccarico dei costi abitativi. Guardando all’ultimo rapporto Svimez, con riferimento ai comuni capoluogo, emergono alcune differenze territoriali nella distribuzione tra case di proprietà e in affitto e nella presenza di abitazioni non utilizzate. Nei comuni del Mezzogiorno, si segnala il caso di Napoli, che ha una quota di abitazioni di proprietà di circa il 48%, inferiore di circa 20 punti al dato di Roma e di circa 15 rispetto a Milano e Torino. Bari e Cagliari, al contrario, presentano quote di case di proprietà, sul totale del patrimonio abitativo, comprese tra il 60 e il 70%, in linea o superiori alle città del Nord.
Nelle capitali del Centro-Nord come Milano, Bologna, Firenze e Roma, si registra una quota di abitazioni in affitto più elevata, segno di un mercato più dinamico, dove l’affitto svolge un ruolo centrale nel soddisfare la domanda di casa legata a studenti e giovani lavoratori. Un fenomeno che però inizia a interessare anche le aree del Mezzogiorno che stanno vivendo un più marcato boom turistico, come la città di Bari.
Le case vuote
La quota di abitazioni non occupate in Italia, considerando anche le aree non urbane, raggiunge il 27,3%, oltre tre volte quella francese (7,8%) e più di sei volte quella tedesca (4,4%). Bari, con il suo 16,8% di case vuote, è ai primi posti tra le città metropolitane. Peggio fanno Palermo, Catania, Messina. Questi i dati delle altre città pugliesi: Lecce 19,6%, Foggia 15,3%, Taranto 18.1%, Brindisi sono il 15.9%.
L’aumento degli affitti
Sempre secondo i dati del rapporto Svimez, gli affitti sono aumentati costantemente negli ultimi quindici anni in tutta Europa. Hanno mostrato una dinamica crescente soprattutto tra il 2015 e la fine del 2022, stabilizzandosi solo per un breve periodo, per poi tornare ancora a crescere dal 2024.
Nel complesso dell’Ue, i canoni sono cresciuti del 27,8%, segnalando una tendenza comune di rivalutazione patrimoniale degli immobili che accentua le difficoltà di accesso alla casa, soprattutto per le famiglie più giovani e a basso reddito. L’Italia ha avuto un’evoluzione simile, seppur meno accentuata. Negli ultimi 10 anni nel nostro Paese gli affitti sono aumentati di circa il 17%. Addirittura in controtendenza rispetto ai prezzi della case, che hanno subito un calo di circa il 4%. Il mercato vive un paradosso mai vissuto prima anche in Puglia: case vuote, canoni alle stelle.










