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Il premio “L’Isola che non c’è” porta a Bari l’impegno civile e i disegni dei bambini di Gaza

L’onorificenza a personalità di cultura, istituzioni, ricerca e società. Tra i destinatari gli autori dei lavori arrivati dalla Striscia

Il premio “L’Isola che non c’è” porta a Bari l’impegno civile e i disegni dei bambini di Gaza

I bambini di Gaza accanto a una rettrice, una sindaca, un ambasciatore, medici, economisti e uomini delle istituzioni. È una geografia volutamente larga quella disegnata dal Premio «L’Isola che non c’è per la Pace», che domenica 6 settembre sarà consegnato al Nicolaus Hotel di Bari dall’associazione culturale «L’Isola che non c’è». Un riconoscimento rivolto a personalità che, in ambiti differenti, hanno legato competenze e responsabilità pubbliche a un’idea di crescita della comunità.

La pace disegnata

Tra i premiati ci sono infatti Maria Antonietta Aiello, rettrice dell’Università del Salento; la sindaca di Andria Giovanna Bruno; Mattia Gentile, direttore dell’Unità di Genetica medica dell’Ospedale Di Venere di Bari; il presidente della Svimez Adriano Giannola; l’economista Enrico Giovannini, già ministro e oggi direttore scientifico dell’ASviS; Giorgio Marrapodi, rappresentante permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite a New York; l’ex prefetto di Bari Francesco Russo e suor Ana Marija Kesten, già madre provinciale dell’Ordine del Bambino Gesù di Sarajevo.

Ma nella stessa lista compaiono anche «i bambini di Gaza». A rappresentarli saranno idealmente gli autori dei cento disegni arrivati dalla Striscia attraverso padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia, ed esposti la scorsa estate nel foyer del Teatro Petruzzelli all’interno del «Museo della Pace». Fogli nei quali la guerra viene raccontata da chi non possiede ancora le parole degli adulti: case, famiglie, paure e desideri diventano così una testimonianza affidata a colori e matite.

Non è un passaggio isolato. Nel 2025 «L’Isola che non c’è» aveva promosso la candidatura dei bambini di Gaza al Nobel per la Pace 2026, iniziativa presentata alla Camera dei deputati e sostenuta anche dai Senati accademici delle università di Bari e del Salento. Un percorso proseguito con il progetto del Museo della Pace, pensato per raccogliere opere e testimonianze provenienti dai luoghi attraversati dai conflitti.

Da Kiev a Bari

La pace è del resto il filo che negli ultimi anni ha portato l’associazione fuori dai confini regionali. Nel 2023 la missione «Tasselli di pace» raggiunse prima Kiev e poi Mosca, dove furono consegnate opere dedicate rispettivamente a San Michele Arcangelo e San Nicola. Un’altra iniziativa era stata progettata per Gerusalemme e la Terra Santa, prima che l’aggravarsi del conflitto ne imponesse il rinvio.

Anche il premio che sarà consegnato a Bari conserva una traccia materiale di quel percorso: è un’opera originale in ceramica realizzata e donata dall’artista Cosimo Giuliano, già autore dei lavori creati per le missioni internazionali dell’associazione.

A scegliere i destinatari è stato un comitato scientifico nel quale siedono, tra gli altri, il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) Filippo Anelli, il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, i rettori Umberto Fratino e Massimiliano Marianelli, Loreto Gesualdo, monsignor Filippo Santoro e rappresentanti del mondo universitario, sanitario e istituzionale.

L’associazione ha scelto inoltre di mantenere il riconoscimento privo di sponsor e loghi commerciali. Un dettaglio che rivendica come segno della propria indipendenza e che riporta il significato della cerimonia alla sua origine: ringraziare persone capaci, ciascuna nel proprio campo, di trasformare una responsabilità individuale in un impegno collettivo.