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Altri raid statunitensi in Iran: 11 morti. Teheran risponde a Erbil e in Bahrein

Trump minaccia la distruzione totale dell’Iran: «Li annienteremo». Pezeshkian chiede il rispetto del Memorandum di Islamabad

Altri raid statunitensi in Iran: 11 morti. Teheran risponde a Erbil e in Bahrein

Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito le basi statunitensi con missili e droni a Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, distruggendo un centro di manutenzione, magazzini e il sistema di guida di un aerostato di sorveglianza statunitense, secondo quanto diffuso dall’agenzia di stampa Irna. Le forze di Teheran hanno preso di mira anche la base aerea statunitense di Sheikh Isa in Bahrein, dove l’agenzia Tasnim ha riferito dell’attacco contro installazioni radar e punti di raccolta delle forze americane, preceduto dal suono delle sirene antiaeree che avevano spinto le autorità locali a invitare i residenti a mettersi al riparo.

Sul fronte interno, l’Iran ha aggiornato il bilancio delle vittime causate dagli ultimi raid statunitensi sul proprio territorio: il vicegovernatore della provincia sudoccidentale del Khuzestan ha confermato che l’attacco missilistico della notte precedente contro tre località ha provocato 7 morti e 8 feriti. La notizia segue il tragico episodio denunciato dalla Mezzaluna Rossa iraniana a Sirik, dove un bombardamento americano durante una festa di nozze aveva provocato 4 morti (tra cui un bambino) e oltre 50 feriti.

I bombardamenti nello Stretto di Hormuz, le minacce di Trump e la diplomazia al vertice Sco

La nuova fiammata segue l’offensiva condotta dalle forze americane nella regione dello Stretto di Hormuz, dove si sono registrate cinque deflagrazioni vicino all’isola di Qeshm, quattro nei pressi di Bandar Abbas e quattro impatti nella provincia del Sistan-Baluchistan, oltre al raid sull’aeroporto di Jiroft. Il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato gli attacchi «massicci e potenti» decisi in ritorsione al tentativo iraniano di piazzare mine navali e al lancio di otto missili contro la base americana in Giordania, avvertendo su Truth e in un’intervista a Fox che qualsiasi nuova reazione di Teheran porterebbe all’annientamento completo del Paese.

In risposta, i Pasdaran hanno rivendicato un attacco balistico contro la base dei Marines a Camp Titin, vicino ad Aqaba in Giordania, sostenendo di aver inflitto vittime e distrutto elicotteri, circostanza tuttavia smentita da fonti ufficiali statunitensi alla Reuters. Sul piano internazionale, a sei mesi dall’inizio del conflitto nel Golfo Persico, il presidente iraniano Massud Pezeshkian ha incontrato Vladimir Putin e Xi Jinping al vertice Sco a Bishkek, incassando dal leader del Cremlino la conferma del sostegno strategico (con indiscrezioni del Financial Times circa il programma segreto «C430L» per lo sviluppo di missili supersonici). Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi hanno comunque ribadito la disponibilità a fermare il conflitto, a patto che Washington torni a rispettare gli impegni del Memorandum d’intesa di Islamabad promosso con la mediazione del premier pachistano Shehbaz Sharif.