Volano stracci in Forza Italia e, a pochi giorni dall’avvio della nuova legislatura, il partito azzurro si ritrova già con una frattura interna che pesa come un macigno sull’opposizione. Il nodo è la scelta del capogruppo in Consiglio regionale: un passaggio che doveva essere fisiologico e invece si è trasformato in una resa dei conti, con il risultato di bruciare in poche ore la candidatura politica di Luigi Lobuono, ex candidato presidente del centrodestra e volto scelto per sfidare Antonio Decaro. Lobuono, militanza storica, amicizie pesanti e un passato costruito nelle stagioni d’oro del partito, si era presentato alla riunione di via Gentile convinto di incassare l’investitura naturale: non solo la guida del gruppo, ma anche il ruolo di leader dell’opposizione.
Un riconoscimento per aver accettato una campagna elettorale al buio contro un avversario dato da tutti per vincente. Ma il copione è saltato. Il gruppo ha fatto quadrato attorno al capogruppo uscente Paride Mazzotta, blindandone la riconferma e lasciando Lobuono politicamente scoperto. Ne è nato un diverbio acceso, con Lobuono in contatto telefonico con Guido Viceconte, figura storica della prima ora del berlusconismo e oggi componente dei probiviri. La tensione è salita rapidamente: da un lato la rivendicazione del candidato presidente che è stato trattato da estraneo, dall’altro la scelta di mantenere gli equilibri interni e non consegnare a Lobuono un «pallino» che avrebbe riscritto gerarchie e pesi nel partito. Nel mezzo, i consiglieri Carmela Minuto, Marcello Lanotte e Massimiliano Di Cuia. Per qualche ora è circolata persino l’ipotesi di una convergenza su Minuto, soluzione-ponte capace di evitare lo strappo e congelare la guerra di posizione.
Ma anche quella via è naufragata. Alla fine, l’esito è stato netto: Mazzotta capogruppo, Lobuono fuori dai giochi. La reazione è stata immediata e clamorosa: Lobuono ha lasciato la riunione annunciando il passaggio al gruppo Misto. Seguito da Minuto che ha abbandonato la riunione, ma non il gruppo. A provare a metterci una pezza è stato nella serata di ieri il coordinatore regionale e deputato Mauro D’Attis, con un messaggio conciliatore: «Lobuono è Forza Italia» e resta un valore aggiunto. Il tentativo è chiaro: riportare la frattura dentro un perimetro controllabile, prima che diventi un caso nazionale. Ma Lobuono, almeno per ora, appare irremovibile.
E per Mazzotta la strada non è tutta in discesa: sullo sfondo resta la contestazione del primo dei non eletti Antonio Raone, che ha chiesto l’annullamento dell’elezione per presunta incompatibilità legata a una lite giudiziaria con la Regione. Una nota che, secondo quanto accertato dagli uffici, risulterebbe però irricevibile perché la questione sarebbe già stata valutata e non sussisterebbero i presupposti per portarla al voto.(Lil. Iac.)










