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Fisco, in Puglia 68 milioni di debiti non riscossi. Partite Iva le più oneste

Fisco, in Puglia 68 milioni di debiti non riscossi. Partite Iva le più oneste

I contribuenti pugliesi sono in debito con le agenzie di riscossione per quasi 68 milioni di euro. Un valore pro-capite di circa 17mila euro a testa. A rivelarlo è uno studio della Cgia di Mestre che ha elaborato gli ultimi dati forniti dall’Agenzia delle entrate. E la Puglia non è l’unica regione a registrare una quota così alta di tasse dovute e non riscosse. Sebbene al Nord sia concentrata la stragrande maggioranza della ricchezza prodotta nel Paese e la parte più dinamica delle attività economiche e produttive, dei 1.274 miliardi di euro di tasse non riscosse negli ultimi 25 anni, il 58%, pari a 739,3 miliardi di euro sono riconducibili alle regioni del Centrosud. Il rimanente 42%, invece, è in capo alle regioni del Nord che cubano 535.1 miliardi di euro non versati. Prendendo come riferimento il dato pro capite, la situazione più critica si verifica nel Lazio, dove i debiti fiscali da riscuotere sono pari a 39.673 euro. Seguono la Campania con 27.264 euro pro capite, la Lombardia con 25.904 euro, il Molise con 20.469 euro e le Marche con 20.078 euro. In valore assoluto, l’importo record non pagato è in capo alla Lombardia con 259,4 miliardi di euro. Seguono il Lazio con 226,7 miliardi di euro, la Campania con 152,5 miliardi, l’Emilia Romagna con 87,9 miliardi e la Sicilia con 87,8 miliardi.

I lavoratori autonomi

Considerando, invece, la penisola nel suo complesso, ammontano a circa 22,8 milioni i debiti fiscali non ancora riscossi dall’Agenzia delle entrate. Dato che peggiora se si prende in considerazione un periodo molto più lungo. Sempre secondo l’elaborazione della Cgia, tra il 2000 e il 2024 le tasse, contributi, imposte, bollette, multe, non riscosse dal fisco italiano o da altri enti sono pari a 1.274,5 miliardi di euro. Al netto delle persone nel frattempo decedute, delle imprese che hanno ormai cessato la loro attività, dei nullatenenti e dei contribuenti già sottoposti ad azione cautelare o esecutiva da parte degli enti preposti, l’importo potenzialmente recuperabile per le casse dello Stato si riduce a poco più di 100 miliardi di euro (7,9% del totale). Ma il vero colpo di scena è un altro: dei 22 milioni di euro non riscossi, 3,6 milioni sono rappresentati da persone giuridiche (società di capitali, enti commerciali, cooperative, ecc.) e i restanti 19,2 milioni da persone fisiche. Tra queste ultime, 16,3 milioni sono lavoratori dipendenti, pensionati e percettori di altre forme di reddito (da beni mobili, immobili, ecc.), mentre i rimanenti 2,9 milioni, corrispondenti al 12,7% del totale, svolgono un’attività economica come artigiani, commercianti o liberi professionisti. Solo un debitore con il fisco su 8 sarebbe un lavoratore autonomo o a partita Iva.

La lotta all’evasione

I risultati ottenuti nella lotta contro l’evasione fiscale indicano l’opportunità di continuare a seguire il percorso intrapreso negli ultimi anni, intensificando gli sforzi verso la semplificazione del sistema tributario e il conseguente miglioramento della relazione tra fisco e contribuente. È fondamentale sfruttare in modo sempre più efficiente i dati detenuti dall’Amministrazione fiscale, al fine di ottimizzare i controlli su fenomeni che, secondo le valutazioni dell’Agenzia delle Entrate, presentano elevati livelli di rischio. Tra questi si annoverano: le frodi IVA; l’uso improprio di crediti inesistenti e/o aiuti economici non dovuti; la fittizia dichiarazione di residenza fiscale all’estero; e l’occultamento di patrimoni al di fuori dei confini nazionali. Sono modalità di evasione che, a differenza di quelli imputabili agli artigiani e ai piccoli commercianti, sono ascrivibili quasi esclusivamente ai grandi contribuenti.