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Bari, slot machine per riciclare i soldi della mafia: restano in carcere sette dei venti arrestati

Nell’inchiesta sono complessivamente indagate 116 persone. Ventitrè le misure cautelari eseguite a luglio. Il Riesame ha rigettato i ricorsi

Bari, slot machine per riciclare i soldi della mafia: restano in carcere sette dei venti arrestati

Restano in carcere sette dei venti arrestati il 13 luglio scorso nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di finanza di Bari su una presunta organizzazione che avrebbe consentito la penetrazione dei clan mafiosi nel tessuto economico locale attraverso il controllo di numerose sale giochi e di videolottery, utilizzate per il riciclaggio di proventi illeciti dei clan Diomede e Mercadante.

Il Tribunale del Riesame di Bari ha rigettato i ricorsi delle difese dei sette. A metà luglio erano state complessivamente 23 le misure cautelari eseguite dai finanzieri: dodici arresti in carcere, otto ai domiciliari e tre interdittive. Il gruppo, secondo l’accusa, si sarebbe avvalso della collaborazione di un commercialista, Sergio Petrosino.

Restano quindi in carcere Adolfo Antonicelli, Alessandro De Biasi, e lo stesso Petrosino, accusati di associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso finalizzata tra l’altro al riciclaggio di denaro attraverso il sistema dei giochi e delle scommesse sportive. Carcere confermato anche per Massimiliano Snidar (titolare con i fratelli Alessandro e Antonio di sale giochi ritenute coinvolte nelle attività illecite) accusato di concorso in riciclaggio aggravato dal metodo mafioso, peculato sul Preu (il prelievo dovuto al Fisco dai gestori di sale giochi); Antonio Monno, Roberto Boccasile e Antonio Ripoli, questi ultimi tre accusati in relazione ad un’aggressione nei confronti di un co-detenuto nel carcere di Lecce che si vociferava stesse per collaborare con la giustizia.

Nell’inchiesta sono complessivamente indagate 116 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso, nonché peculato, bancarotta fraudolenta e reati tributari.

Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe anche gestito la compravendita di ticket vincenti per riciclare il denaro della mafia barese. Per fare questo avrebbe fatto ricorso all’intestazione fittizia delle vincite a persone compiacenti anziché ai reali vincitori. I ticket vincenti venivano quindi intestati a soggetti appartenenti a vari clan locali, ma in realtà erano stati vinti da terzi giocatori che, in cambio di danaro, accettavo la cessione. In questo modo i ticket vincenti venivano utilizzati dai criminali come titolo giustificativo di patrimoni illeciti.