La procedura di vendita degli impianti siderurgici dell’ex Ilva giunge alla scadenza decisiva con una corsa a tre. Accanto alla multinazionale indiana Jindal e al gruppo americano Flacks, anche la Arvedi si appresta a presentare una propria offerta formale per rilevare i complessi industriali. L’ingresso della realtà italiana conferisce una nuova dinamica a un percorso di cessione che si muove sullo sfondo di criticità finanziarie e operative senza precedenti.
Il passaggio formale si consuma infatti nel giorno in cui l’area a caldo dello stabilimento di Taranto risulta interamente spenta, in esecuzione dei provvedimenti della magistratura confermati dalla Corte di Cassazione. Durante il confronto istituzionale al Ministero del Lavoro, il direttore generale di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, Maurizio Saitta, ha fotografato la drammaticità del quadro attuale: «Da questa mattina non c’è più nulla di acceso». A pesare sulle valutazioni dei potenziali acquirenti vi sono inoltre il futuro occupazionale di oltre 8mila 600 lavoratori attualmente in cassa integrazione e la situazione critica delle aziende dell’indotto, che attendono ancora il pagamento di decine di milioni di euro per le prestazioni già eseguite.
