La partita sul futuro dei call center pugliesi entra in una fase delicata. Al centro del confronto c’è la gestione degli appalti legati a Enel e, soprattutto, il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nei servizi di back office, considerato dai sindacati un fattore di rischio per l’occupazione.
Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Tlc hanno scelto la strada della mobilitazione e del coinvolgimento diretto delle istituzioni. In una lettera aperta inviata al presidente della Regione Antonio Decaro, ai consiglieri regionali e ai parlamentari eletti sul territorio, le organizzazioni parlano apertamente di una situazione critica e invitano la politica a non restare spettatrice. Da qui, la decisione di promuovere un presidio davanti alla Prefettura di Bari, in programma venerdì mattina, nell’ambito di uno sciopero nazionale che punta a riportare l’attenzione sul settore. Il nodo principale riguarda i criteri con cui verrebbero assegnate le commesse. Secondo i sindacati, il sistema ipotizzato finirebbe per favorire le aziende maggiormente orientate all’automazione dei servizi, incentivando di fatto la sostituzione del lavoro umano con soluzioni tecnologiche avanzate.
Un cambio di paradigma che, in assenza di correttivi, rischierebbe di avere ricadute profonde su un comparto già segnato da precarietà diffusa. In Puglia la platea coinvolta è ampia: oltre 2.000 lavoratori, distribuiti soprattutto tra Bari, Lecce e Taranto, molti dei quali impiegati con contratti part-time e margini occupazionali ridotti. Un bacino che negli ultimi anni ha rappresentato un presidio importante per l’occupazione, ma che oggi appare esposto a trasformazioni rapide e difficili da governare. Le preoccupazioni sindacali non si limitano all’impatto immediato sui posti di lavoro. Sullo sfondo emerge una questione più ampia, legata alla regolazione dell’innovazione tecnologica.
Il timore è che l’intelligenza artificiale, se introdotta senza un quadro normativo e sociale adeguato, possa determinare effetti dirompenti sull’intero settore dei servizi, comprimendo diritti e salari. Nel corso delle numerose proteste già organizzate nei mesi scorsi davanti alla sede barese dell’azienda, i lavoratori hanno ribadito il valore del lavoro come elemento centrale di coesione sociale, chiedendo garanzie concrete sul mantenimento dei livelli occupazionali.
Le sigle promotrici della mobilitazione, da parte loro, continuano a sollecitare un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni, affinché la transizione tecnologica sia accompagnata da politiche attive, percorsi di riqualificazione e strumenti di tutela. La vertenza pugliese assume così un valore che va oltre i confini regionali. Il confronto in atto rappresenta uno dei primi banchi di prova del rapporto tra lavoro e intelligenza artificiale in Italia, destinato a incidere sulle politiche industriali dei prossimi anni. In gioco non c’è solo il destino di migliaia di addetti, ma il modello stesso di sviluppo che si intende perseguire.










