Dopo sanità, lavoro e crisi idrica, ieri, il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha messo mano in modo strutturale all’assetto organizzativo dell’ente, avviando una revisione profonda del modello Maia 2.0. L’obiettivo dichiarato è adeguare e funzionalizzare l’intera macchina amministrativa agli obiettivi del nuovo programma di governo, correggendo le criticità emerse negli ultimi anni e riallineando l’azione regionale agli indirizzi della giurisprudenza, anche contabile. Il primo intervento, non secondario sul piano politico e simbolico, riguarda la struttura di supporto diretto al presidente. I consiglieri presidenziali passano da 21 a 9: una riduzione netta che segna una discontinuità rispetto all’impianto voluto nel 2015 dall’ex governatore Michele Emiliano e poi rimodulato nel 2020 con il Maia 2.0.
Nel dettaglio, il nuovo modello prevede fino a cinque consiglieri con funzioni di supporto politico-strategico e fino a quattro consiglieri giuridici con competenze specialistiche in diritto costituzionale, amministrativo, economia e finanza. Il decreto introduce anche una progressione dei compensi (fino ad 80 mila euro annuì) legata alle competenze effettivamente richieste dai singoli incarichi, senza però determinare alcun aumento degli stanziamenti a bilancio. Il Maia 2.0, concepito per rendere più agile e moderna la burocrazia regionale attraverso sezioni flessibili, digitalizzazione e progetti «smart», non sempre ha mantenuto le promesse.
Se da un lato ha puntato sull’accelerazione dei procedimenti, dall’altro ha mostrato limiti evidenti sul fronte dei controlli, generando zone d’ombra nei passaggi decisionali e amministrativi. Ed è proprio sui controlli che si concentrerà il nuovo corso targato Decaro: monitoraggio puntuale dei processi, tracciabilità delle decisioni e definizione chiara dei percorsi tecnico-politici, in particolare nei settori strategici come sanità, emergenza idrica, sviluppo economico e urbanistica. Alla riorganizzazione dell’assetto amministrativo si accompagnerà uno spoil system incisivo. Sono dodici i direttori di dipartimento in scadenza a fine dicembre e molte posizioni potrebbero essere rimesse in discussione per imprimere una reale discontinuità rispetto al passato. In parallelo è previsto un riassetto delle deleghe di giunta, con possibili accorpamenti o sdoppiamenti e l’ipotesi di super assessorati pensati per affrontare le emergenze con un approccio multidisciplinare. Il nuovo per ora si presenta come un organigramma privo di nomi, destinato ad andare a regime entro sei mesi.
Nel frattempo partirà il valzer delle poltrone per i 134 dirigenti regionali, chiamati a partecipare ai bandi e, in molti casi, a fare i conti con una regola destinata a incidere profondamente: la rotazione obbligatoria dopo cinque anni nello stesso incarico. La parola chiave del nuovo corso è discontinuità. Non solo nei nomi, ma nel metodo. Decaro punta a una Regione meno affollata ai vertici, più controllabile e più coerente con le priorità politiche del mandato. Una scommessa tecnica e politica insieme, che dirà molto sulla capacità del nuovo presidente di trasformare l’annunciata riforma in una macchina amministrativa davvero più efficiente.
D’altro canto il nuovo modello potrebbe tornare utile per accontentare «trombati eccellenti» alle ultime regionali. Ad esempio l’assessore uscente Fabiano Amati, i consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggero Mennea, ma soprattutto la consigliera Lucia Parchitelli rimasta fuori dai giochi nonostante le 23 mila preferenze raccolte nel collegio di Bari.










