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Crisi industriali, 43 vertenze in Puglia. Decaro: «Serve un piano nazionale»

Crisi industriali, 43 vertenze in Puglia. Decaro: «Serve un piano nazionale»

L’industria pugliese sta affrontando un passaggio decisivo tra transizione energetica già avviata e rivoluzione digitale ormai vicina. Tuttavia, senza investimenti mirati, innovazione e formazione del personale, il rischio è un aumento delle difficoltà produttive e occupazionali. È il messaggio lanciato ieri dal governatore Antonio Decaro durante la seconda giornata dell’assemblea nazionale della Fiom Cgil in corso a Bari.

Il dato più pesante riguarda le vertenze aperte: in Puglia attualmente si contano 43 crisi industriali. Un numero che racconta le fragilità di un sistema produttivo chiamato a confrontarsi con rincari energetici, concorrenza globale e trasformazioni tecnologiche sempre più rapide. «Se non cambiamo rotta, rischiamo di soccombere e di aumentare le crisi industriali», ha detto Decaro, sottolineando la necessità di programmare subito le scelte economiche e industriali.

Il presidente ha ricordato che la Regione è presente su tutti i tavoli di crisi, ma ha chiesto al governo un cambio di passo: «Serve un piano strategico nazionale per individuare i comparti sui quali concentrare risorse per rendere più competitivo il tessuto produttivo. Il mondo e il mercato non possono essere fermati dai sindacati, né da un presidente di Regione, né dal governo. Però, insieme possiamo decidere come stare sul mercato e su quali settori investire».

Tra i dossier più delicati resta quello del polo siderurgico di Taranto. «Abbiamo bisogno di investire sull’acciaio, un settore strategico per il nostro Paese», ha ribadito Decaro. E poi, la richiesta di un intervento pubblico attraverso una società mista capace di dare stabilità al comparto siderurgico. Il richiamo finale è rivolto al difficile equilibrio tra occupazione e ambiente. «Non vogliamo più scegliere tra la salute e il lavoro. È arrivato il momento di pensare a un lavoro di qualità, sicuro, e anche alla salute dei tarantini».