Un’occasione rara in cui arriva un ministro prima del suo pubblico: è ciò che è accaduto ieri ad Andria con Tommaso Foti, titolare del dicastero per gli affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, a cui abbiamo avuto il tempo di rivolgere alcune domande sulle questioni del territorio, in particolare in vista della chiusura formale del Pnrr, prevista per il 30 giugno.
Ministro, che cosa succederà ai fondi Pnrr che non sono stati ancora spesi?
«Siamo in una fase terminale del Pnrr e quindi l’accelerazione della spesa mi auguro avvenga oggi: devo dire che in Puglia ci sono 11 miliardi di fondi Pnrr a cui vanno aggiunti 6 miliardi di altri fondi tra cui fondi nazionali, fondi regionali e i fondi locali. L’andamento della spesa ad oggi è sotto la media nazionale: su 38mila circa progetti finanziati, noi ne abbiamo 28mila conclusi in Puglia, che rappresentano come valore tre miliardi di euro. Mi auguro che la percentuale del 48 per cento di spesa aumenti velocemente in questi ultimi mesi: dopodiché noi abbiamo anche 24 miliardi di euro che sono investiti in fondi che hanno una specificità, cioè possono essere spesi dopo la scadenza del piano stesso. Sono strumenti finanziari che si chiamano facility e quindi anche sotto questo profilo vi è uno spazio temporale maggiore per poter andare ad un esaurimento dei fondi».
Quali le intenzioni del Governo sulle questioni nucleari, visto che si sta riparlando di nucleare in Puglia intorno alla zona dell’Alta Murgia?
«Parlare già di “zone” del nucleare nel momento in cui non è ancora stata approvata la legge sul nucleare è parlare del nulla. Dopodiché faccio presente soprattutto alla sinistra, che spesso e volentieri ci ricorda il mix energetico fenomenale della Spagna, che la Spagna ha sì un 72-74 percento di produzione di energia rinnovabile ma anche un 20 percento e oltre di energia nucleare, a tacere poi delle importazioni di GPL che vengono occultate».
Tema Ddl Montagna: ci sono aggiornamenti rispetto all’elenco dei paesi da re-inserire dopo le proteste?
«Si tenga presente che nel vecchio elenco c’erano delle città capoluogo come Bologna che non mi pare che sia in montagna. Dopo di che, è vero che vi è una penalizzazione sotto un certo profilo sia per quanto riguarda la parte appenninica che una parte di montagna del Sud: sotto il profilo più semplice, e cioè quello delle norme, è possibile intervenire anche da subito perché estendere la parità normativa non è un problema. Sotto quello dei finanziamenti evidentemente va fatto un discorso diverso, anche perché il bacino da cui si può attingere rimane lo stesso, non ve ne sono altri».
E la Regione Puglia potrebbe in questo caso intervenire?
«L’importante è che la Regione faccia quello che è nelle sue competenze e lo faccia al meglio, e penso in particolare a trasporti, sanità e istruzione. Parlando di zone montane, sarebbe stata cosa buona e giusta focalizzare proprio in queste aree l’ubicazione ad esempio delle case di comunità o degli ospedali di comunità, occupandosi anche di viabilità e trasporti».
