Il recente rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia della Puglia nel 2025 fotografa una realtà preoccupante. A certificarlo è Gigia Bucci, segretaria generale della Cgil Puglia, che attacca frontalmente la “propaganda” del Governo, accusato di esaltare pochi indicatori nascondendo tagli a enti locali e infrastrutture, oltre al pesante spettro dell’Autonomia differenziata.
A frenare la regione è soprattutto la debolezza dell’industria, con settori chiave come siderurgia, automotive e chimica in forte sofferenza. Nemmeno i segnali positivi offrono tutele a lungo termine: l’edilizia cresce solo grazie al Pnrr – che rischia di lasciare un vuoto alla sua scadenza – mentre il turismo si conferma trainante ma schiavo di contratti precari. Il risultato è un aumento di occupati a bassa intensità di conoscenza e, di conseguenza, salari poveri. Bankitalia evidenzia che se tra il 2008 e il 2023 le retribuzioni nominali sono salite del 20,2%, il potere d’acquisto reale è crollato del 9,8% a causa dell’inflazione e dei costi energetici.
Le famiglie pugliesi si indebitano e spendono un terzo in meno rispetto alla media nazionale. Al contrario, la redditività delle imprese resta alta, ma i privati investono poco in innovazione. Per questo la Cgil chiede un forte intervento pubblico, l’introduzione del salario minimo e un piano straordinario per lo sviluppo da concordare con la Regione Puglia, per fare fronte comune contro quello che definisce “il governo più antimeridionalista della storia repubblicana”.
