Un presunto e rodato sistema di truffe ai danni di istituti di credito e fondi pubblici svelato dopo anni di accertamenti contabili e patrimoniali. Nella giornata di oggi, domenica 26 luglio, la Procura della Repubblica di Brindisi ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 145 persone, accusate a vario titolo di aver architettato un reticolato illecito capace di prosciugare ingenti risorse destinate al tessuto imprenditoriale locale tra il 2019 e il 2023.
L’imponente faldone giudiziario, coordinato dal Pubblico Ministero Francesco Carluccio e condotto sul campo dagli uomini della Guardia di Finanza, contempla ben 252 capi di imputazione che spaziano dall’associazione per delinquere al riciclaggio, fino alla truffa, alla malversazione e all’indebita percezione di erogazioni pubbliche.
Il meccanismo dei finanziamenti e la rete di complicità
Secondo il quadro accusatorio ricostruito dagli inquirenti, il sodalizio si occupava di individuare imprenditori compiacenti o privi del necessario merito creditizio, presentando per loro conto domande di finanziamento bancario garantite dallo Stato. Le pratiche venivano istruite sulla base di bilanci falsificati, dichiarazioni reddituali alterate e dati sul fatturato o sui costi del personale del tutto fittizi.
Una volta ottenute le somme — che in molti casi raggiungevano i 30mila euro per ciascuna pratica —, il denaro veniva rapidamente distratto dalla sua naturale destinazione d’impresa e spartito tra i membri dell’organizzazione attraverso una fitta rete di bonifici incrociati e prelievi in contanti.
L’inchiesta travolge un perimetro esteso di professionisti operanti tra le province di Brindisi e Lecce, tra cui figurano diversi commercialisti e persino una dipendente della Banca Popolare Pugliese.
I nomi della politica locale
Tra i profili di maggior spicco finiti nel registro degli indagati compaiono Nicola e Michele Didonna, padre e figlio rispettivamente di 70 e 46 anni, figura nota all’interno del panorama politico brindisino.
Nicola Didonna, attuale capogruppo di Futuro Nazionale nel Consiglio comunale di Brindisi, deve rispondere dei reati di truffa, malversazione e indebita percezione di fondi pubblici. Positione ancora più complessa quella del figlio Michele Didonna, già assessore comunale tra il 2016 e il 2017: per la Procura, il 46enne avrebbe ricoperto un ruolo di spicco all’interno di due distinte associazioni a delinquere, occupandosi in prima persona o tramite intermediari di reclutare i prestanome e orchestrare le richieste illecite di credito.
