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Regione Puglia, Decaro tiene per se la delega al Turismo: la sostituzione di Starace può aspettare

Regione Puglia, Decaro tiene per se la delega al Turismo: la sostituzione di Starace può aspettare
Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, con l’assessora al Turismo, Graziamaria Starace

All’indomani delle dimissioni di Graziamaria Starace, la delega al Turismo torna temporaneamente nelle mani del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Una scelta che fotografa la volontà del governatore di congelare qualsiasi ragionamento su rimpasti o riequilibri di giunta, almeno nel breve periodo. Troppo delicato il contesto politico che ha accompagnato l’uscita di scena dell’assessora foggiana, travolta da una vicenda giudiziaria che, pur non avendo ancora prodotto alcun accertamento definitivo, ha finito per rendere insostenibile la prosecuzione dell’esperienza amministrativa. Le dimissioni, formalizzate nella tarda serata di mercoledì, rappresentano l’epilogo di giorni segnati da tensioni, riflessioni e confronti riservati.

Fino all’ultimo Decaro ha tentato di convincere Starace a restare al proprio posto, sostenendo una linea garantista che aveva già rivendicato pubblicamente. Solo poche ore prima dell’addio, intervenendo dal palco del Teatro Kursaal durante la festa per i 50 anni di Repubblica, il presidente aveva difeso la propria assessora rispondendo alle polemiche sul presunto conflitto d’interessi legato alle attività ricettive riconducibili alla stessa Starace a Vieste. «Essere proprietari di una struttura turistica non significa automaticamente trovarsi in conflitto d’interessi», aveva chiarito Decaro, distinguendo il piano amministrativo da quello giudiziario. Sul fronte dell’inchiesta aveva invece invitato tutti alla prudenza, ricordando come l’ipotesi di concussione contestata fosse inserita in una vicenda dai forti risvolti personali e familiari. Una posizione mantenuta fino all’ultimo, anche nel colloquio riservato che ha preceduto le dimissioni e nel quale, insieme al capo di gabinetto Davide Pellegrino, il governatore avrebbe cercato inutilmente di far cambiare idea all’assessora.

La decisione

La scelta di Starace è stata però dettata da valutazioni che vanno oltre il piano politico. La necessità di difendere la propria immagine, la tutela della famiglia e dei figli e la volontà di affrontare senza condizionamenti mediatici l’evoluzione dell’inchiesta hanno prevalso sulla prospettiva di restare in giunta. Una decisione che la maggioranza interpreta come un gesto di responsabilità istituzionale. Il Pd ha espresso piena solidarietà all’ex assessora, sottolineando come le dimissioni non fossero in alcun modo dovute né richieste. Per i consiglieri dem la scelta merita rispetto perché compiuta nell’interesse delle istituzioni e della famiglia, ribadendo che il principio del garantismo non può essere applicato a geometria variabile a seconda della convenienza politica.

Sulla stessa linea il gruppo Prossima, che ha definito la rinuncia all’incarico un atto di responsabilità e ha elogiato il comportamento di Decaro, ritenuto capace di coniugare la difesa della persona con la tutela dell’interesse pubblico. Di segno opposto la lettura dell’opposizione. Per Fratelli d’Italia il caso Starace smentirebbe la narrazione della discontinuità promessa dal nuovo corso decariano. I consiglieri meloniani parlano del primo assessore costretto alle dimissioni dopo appena cinque mesi di legislatura e contestano le valutazioni iniziali che portarono alla nomina dell’esponente foggiana, sollevando nuovamente dubbi sull’opportunità politica legata alle sue attività nel settore turistico. Pur ribadendo un approccio garantista e senza chiedere formalmente le dimissioni, Fratelli d’Italia invita il presidente a una maggiore attenzione nella scelta del futuro assessore.

Per il momento, tuttavia, il successore non è una priorità. Decaro preferisce chiudere rapidamente una ferita politica che rischiava di allargarsi e riportare il confronto sui dossier di governo. La delega al Turismo resta dunque nelle sue mani, in attesa che si attenui la pressione politica e giudiziaria attorno a una vicenda che rappresenta il primo vero scossone della legislatura regionale appena iniziata.