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Caldo, in Puglia metà della superficie agricola a rischio desertificazione

La Puglia è la terza regione più colpita con il 57% di territorio interessato dal fenomeno. Peggio fanno solo Sicilia (70%) e Molise (58%)

Caldo, in Puglia metà della superficie agricola a rischio desertificazione

Cambiamenti climatici, scarsità di precipitazioni piovose ma anche alterazione dell’ecosistema a causa dell’azione antropica dell’uomo.
Secondo gli studi di Coldiretti su dati Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ed European severe weather database (un database che raccoglie gli eventi climatici estremi nel vecchio Continente), oltre un quarto del territorio italiano (28%) è a rischio desertificazione, mentre almeno un altro 10% viene giudicato fortemente vulnerabile. Inoltre ondate di caldo record ed eventi meteo estremi stanno accelerando la perdita di biodiversità.

La Puglia è la terza regione più colpita con il 57% di territorio interessato dal fenomeno. Peggio fanno solo Sicilia (70%) e Molise (58%). Poco dopo c’è la Basilicata (55%). Nella nostra regione, quindi, più della metà della superficie agricola utilizzabile (Sau) è a rischio desertificazione. Il fenomeno è aggravato dai cambiamenti climatici, da lunghi periodi di siccità e dalle temperature estreme che colpiscono pesantemente il settore agricolo.

Tavoliere, area a rischio

Se gran parte della regione è classificata in classe «critica» o «fragile», l’area più a esposta è quella del Tavoliere, a causa del suo clima arido, dell’impoverimento del suolo e dell’intrusione salina nelle falde acquifere. L’arco Jonico-Tarantino e il litorale adriatico sono considerati fortemente vulnerabili per l’eccessivo sfruttamento degli acquiferi costieri, che provoca la salinizzazione delle acque sotterranee, mentre le Murge baresi e salentine sono zone interessate da un elevato degrado del suolo e un importante stress idrico aggravato dall’azione antropica, ossia dell’uomo. Infatti sfruttamento intensivo, deforestazione e urbanizzazione alterano gli ecosistemi, distruggendo lo strato fertile e trasformando i territori aridi in distese sterili.

Allarme patrimonio arboreo

A causa di queste condizioni climatiche estreme, anche il patrimonio arboreo delle campagne continua a ridursi. Sempre secondo i dati di Coldiretti, negli ultimi vent’anni è scomparsa quasi una pianta da frutto su quattro, tra pesche, arance, albicocche e altre specie frutticole. A questo si aggiunge la desertificazione causata dalla xylella, che ha determinato la perdita di milioni di ulivi, con gravissime ripercussioni non solo sulla produzione olivicola, ma anche sull’equilibrio ambientale e sulla capacità degli alberi di contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici.

Meno alberi, più inquinanti

Le conseguenze, infatti, non sono soltanto economiche e occupazionali, perché la progressiva scomparsa di frutteti e uliveti riduce la capacità del territorio di assorbire anidride carbonica e sostanze inquinanti, comprese le polveri sottili pm10. Numerosi studi hanno evidenziato il contributo della frutticoltura nella tutela dell’ambiente grazie alla capacità delle piante di catturare CO2, un ruolo che potrebbe essere ulteriormente valorizzato attraverso tecniche colturali orientate non solo alla produzione, ma anche alla sostenibilità ambientale. S.R.