Più di otto amministrazioni comunali pugliesi su dieci adempiono agli obblighi di trasparenza pubblicando sui propri portali istituzionali l’elenco aggiornato degli immobili sottratti alla criminalità organizzata. Su un totale di 104 Comuni della regione assegnatari di patrimoni sottratti ai clan, sono ben 92 quelli che rendono accessibili i dati, pari all’88,5%: una quota ampiamente superiore alla media nazionale, ferma al 79,8%.
È la fotografia scattata dall’edizione 2026 di “Rimandati”, il rapporto nazionale curato dall’associazione Libera in partenariato con il Gruppo Abele, il Dipartimento Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e con il supporto statistico dell’Istat.
L’indagine ha monitorato l’evoluzione delle risposte amministrative attraverso due passaggi distinti: al primo censimento iniziale erano soltanto 71 gli enti pugliesi virtuosi (il 68,3%). La svolta è scattata in seguito all’invio generalizzato di formali richieste di accesso civico da parte dell’associazione antimafia, sollecitazione che ha spinto altre 21 amministrazioni ad allinearsi alle disposizioni di legge, determinando un balzo in avanti di oltre venti punti percentuali.
Nel ranking generale elaborato dal dossier per misurare l’indice complessivo di trasparenza – con un punteggio scalare da 0 (opacità totale) a 100 (completezza assoluta dei parametri) – la Puglia si attesta a 58,1 punti, superando la media italiana di 56,2.
Luci e ombre emergono tuttavia analizzando la qualità e il formato dei dati diffusi:
- Formati di rilascio: soltanto il 48% dei Comuni adotta gli Open Data, lo standard ottimale e liberamente riutilizzabile per la consultazione civica; un altro 48% si limita a pubblicare documenti in formato Pdf ricercabile, mentre il 4% ricorre ancora a Pdf scansionati come semplici immagini, ostacolando l’estrazione delle informazioni.
- Completezza delle schede: eccellente l’accuratezza su ubicazione (97%), tipologia dell’immobile (96%) e identificativi catastali (95%).
- I punti deboli: il livello di trasparenza cala bruscamente quando si tratta di monitorare la gestione sociale. Solo il 65% delle schede riporta i nominativi dei soggetti concessionari a cui il bene è stato assegnato, e appena il 50% specifica la durata del progetto di riuso e la scadenza formale della concessione. Un’area d’ombra su cui Libera richiama gli enti locali a compiere l’ultimo miglio, per garantire una rendicontazione sociale pienamente fruibile dalla cittadinanza.
