L’Italia rischia di scivolare verso una «sanità a due velocità», cristallizzando le diseguaglianze tra Nord e Sud attraverso il trasferimento di funzioni senza standard uniformi di garanzia.
È questo l’allarme lanciato dalla Regione Puglia, che ha depositato un documento formale in Conferenza delle Regioni per esprimere la propria netta contrarietà agli schemi di intesa preliminare sull’autonomia differenziata per Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto.
Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, intervenuto a Castellana Grotte per il 44esimo anniversario del riconoscimento scientifico dell’Irccs “De Bellis”, ha contestato duramente l’ipotesi di procedere alle devoluzioni in materia sanitaria prima della definizione dei Lep (Livelli essenziali delle prestazioni).
Secondo la posizione pugliese, il tentativo del Governo di equiparare i Lep ai Lea (Livelli essenziali di assistenza) rappresenterebbe un errore metodologico e costituzionale: mentre i Lea sono strumenti operativi, i Lep costituiscono la soglia minima necessaria per rendere effettivi i diritti fondamentali su tutto il territorio nazionale.
«Procedere senza aver definito i Lep significherebbe ampliare ulteriormente il divario già esistente, premiando le Regioni meglio attrezzate e penalizzando quelle in maggiore difficoltà», ha dichiarato Decaro.
Il rischio concreto, secondo l’amministrazione regionale, è che l’autonomia porti a tariffe di rimborso differenziate, capaci di attrarre professionisti e strutture solo verso i territori più ricchi, aggravando il fenomeno della mobilità sanitaria passiva che già colpisce duramente il Mezzogiorno.
La Puglia ha chiesto ufficialmente alla Conferenza delle Regioni di non esprimere parere favorevole alle pre-intese, sottolineando come la gestione autonoma dei fondi integrativi finirebbe per legittimare un sistema sanitario profondamente iniquo, privo di standard di garanzia fissati preventivamente dallo Stato.









