Ritardi nei pagamenti, decreti attuativi ancora in attesa e liquidazioni ferme: il mondo delle imprese torna a lanciare l’allarme sul fronte degli incentivi legati alla ZES Unica e al Piano Transizione 5.0.
Misure considerate strategiche per sostenere investimenti, innovazione e competitività, ma che oggi rischiano di trasformarsi in un fattore di incertezza per tantissime di aziende.
Sul fronte della Transizione 5.0, dopo una fase iniziale di forte adesione, il sistema ha iniziato a mostrare criticità legate all’esaurimento delle risorse e alla complessità delle procedure di riconoscimento del credito d’imposta.
Secondo le analisi tecniche più recenti, una parte consistente delle imprese risulta ancora in attesa di conferma definitiva o collocata in liste di priorità in caso di rifinanziamento delle misure, con effetti diretti sulla programmazione degli investimenti già avviati o pianificati. Situazione analoga per la ZES Unica, dove il meccanismo di accesso ai benefici fiscali e alle agevolazioni legate agli investimenti nel Mezzogiorno sta scontando rallentamenti nell’attuazione operativa e nei tempi di erogazione.
Le imprese, soprattutto piccole e medie, denunciano difficoltà nella gestione della liquidità e nella chiusura dei piani industriali, in un contesto in cui l’attesa dei decreti e delle liquidazioni si traduce in blocchi o rinvii degli investimenti. Il nodo principale resta quello della tempistica: da un lato l’intento delle misure è quello di accompagnare la trasformazione digitale ed energetica del sistema produttivo, dall’altro la lentezza nell’attuazione rischia di ridurne l’efficacia concreta.
In diversi casi, le aziende hanno già sostenuto spese o avviato progetti contando su un ritorno fiscale o su contributi che, tuttavia, non sono ancora stati materialmente erogati. Il quadro che emerge è quello di un sistema a doppia velocità, in cui la spinta agli investimenti si scontra con una macchina amministrativa complessa e con continui aggiornamenti normativi.
Una condizione che, secondo il mondo produttivo, sta generando incertezza e rallentando la programmazione industriale proprio in una fase in cui la competitività internazionale richiederebbe tempi certi e risposte rapide. Le imprese chiedono ora un’accelerazione sui decreti attuativi e una maggiore stabilità delle regole, per evitare che strumenti pensati per sostenere la crescita si trasformino in un freno operativo.










