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Andrea Pazienza, il ribelle immortale: la Puglia lo ricorda con il ciclo d’incontri “Paz 70”

Andrea Pazienza, il ribelle immortale: la Puglia lo ricorda con il ciclo d’incontri “Paz 70”

Andrea Pazienza avrebbe compiuto settant’anni il 23 maggio prossimo. E forse il modo più giusto per ricordarlo è evitare la retorica del «genio maledetto» e tornare invece ai suoi disegni: vivi, sporchi, velocissimi, ancora capaci di raccontare l’Italia meglio di molti romanzi.

Per questo la Regione Puglia gli dedica «Paz 70», un ciclo di quattro incontri tra San Severo, Foggia, Bari e Lecce, pensati non come celebrazioni museali ma come tentativi di riaprire il laboratorio permanente che Pazienza è stato. Il progetto, ideato da Stefano Cristante e Luigi De Luca e organizzato da Puglia Culture, partirà il 23 maggio dal MAT Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo, la città pugliese dove Andrea Pazienza è cresciuto.

Il titolo scelto per la rassegna – «imparare-disegnare-raccontare-sovvertire» – sembra quasi un manifesto politico e artistico insieme: quattro verbi per attraversare un autore che ha cambiato il fumetto italiano rendendolo febbrile, letterario, comico e tragico nello stesso istante.

Dal ’68 a Frigidaire

I vari appuntamenti riuniranno studiosi, fumettisti e scrittori come Luca Raffaelli, Cinzia Leone, Giuseppe Palumbo, Sergio Brancato e Nicola Lagioia. Ma il cuore dell’iniziativa è soprattutto la ricostruzione di un clima culturale irripetibile. Pazienza non fu soltanto il creatore di Pentothal o Zanardi: fu il prodotto incandescentemente lucido di una stagione italiana attraversata da movimenti, riviste, contestazioni e invenzioni collettive.

Dopo gli anni del liceo artistico a Pescara insieme a Tanino Liberatore, Bologna diventò il centro della sua esplosione creativa. Lì nacquero esperienze decisive come «Cannibale», «Il Male» e soprattutto «Frigidaire», laboratorio anarchico dove il fumetto smetteva di essere intrattenimento per trasformarsi in linguaggio totale.

Pazienza disegnava come se ogni tavola fosse un combattimento: deformava i corpi, accelerava i dialoghi, trasformava il sarcasmo in confessione. Eppure, a quasi quarant’anni dalla morte, i suoi personaggi continuano a sembrare contemporanei. Zanardi conserva il cinismo feroce delle nuove generazioni, Pompeo resta uno dei racconti più spietati sulla dipendenza e sull’autodistruzione, Pentothal continua a oscillare tra sogno politico e deriva individuale. «Paz 70» prova allora a non imbalsamare Andrea Pazienza, ma restituirlo, nelle sua interezza.