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Alla Camera decreto Ilva, Decaro: «Se non si interviene rischiamo una bomba sociale»

Conclusa la discussione generale alla Camera sul disegno da convertire in legge del decreto varato dal Governo per assicurare con 150 milioni di euro la continuità produttiva degli stabilimenti ex Ilva. Sono state presentate due questioni pregiudiziali dalle opposizioni. L’esame del provvedimento, già approvato dal Senato in prima lettura, riprenderà oggi. C'è tempo fino al…
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Conclusa la discussione generale alla Camera sul disegno da convertire in legge del decreto varato dal Governo per assicurare con 150 milioni di euro la continuità produttiva degli stabilimenti ex Ilva. Sono state presentate due questioni pregiudiziali dalle opposizioni. L’esame del provvedimento, già approvato dal Senato in prima lettura, riprenderà oggi. C’è tempo fino al 30 gennaio per il via libera definitivo, mentre procedono le trattative con il fondo statunitense Flack group per la cessione dell’intero gruppo alla simbolica cifra di un euro. Nei giorni scorsi il ministro per le Imprese Adolfo Urso si è detto ottimista sulla chiusura della procedura entro aprile.

Il dibattito

Dopo un velocissimo passaggio nelle commissioni, ieri in Aula sono state discusse due questioni pregiudiziali presentate del Movimento 5 Stelle e da Avs. In Senato, invece, il provvedimento si è arricchito di un emendamento che prevede il prestito ponte di 150 milioni per tenere in vita gli impianti nel 2026 se entro gennaio non si conclude la cessione. Altra novità rispetto al testo licenziato a novembre dal Consiglio dei ministri riguarda le risorse del fondo a sostegno delle imprese dell’indotto di ex Ilva che potranno essere utilizzate anche nel 2028 (grazie a un emendamento di FdI). Per il deputato forzista, Pino Bicchielli, «non si tratta di un assegno in bianco, ma di un ponte necessario per garantire continuità, sicurezza e cessione trasparente. L’ex Ilva è una ferita industriale e sociale che lo Stato non può più permettersi di gestire con improvvisazione. Occorre responsabilità, continuità operativa e una guida pubblica capace di fissare regole chiare, tutelando lavoro, salute e ambiente». Per la sottosegretaria alle Imprese, Fausta Bergamotto, «l’offerta di Flacks prevede un investimento iniziale di mezzo miliardo e la decarbonizzazione del processo produttivo salvaguardando circa 6mila posti di lavoro. Una proposta aperta a future partecipazioni, anche pubbliche e di minoranza».

Le reazioni

«L’ex Ilva è la preoccupazione maggiore che ho in questo momento perché ha 10mila lavoratori e un indotto da altre 10mila persone. Sono posti di lavoro, non sono solo lavoratori. Se non si interviene subito, rischiamo una bomba sociale», ha detto ieri il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, a Mattino Norba.

Per Decaro è necessario un intervento diretto dello Stato sull’acciaio, settore strategico, «come sta facendo la Francia». Per Antonio Ferrara, deputato M5s, «il Governo riempie un secchio bucato con la speranza che l’acqua resti dentro e la sicurezza degli impianti resta una criticità non risolta: aumentano i licenziamenti dell’indotto, persistono incidenti, mancano decisioni strutturali e non c’è un chiaro progetto di sviluppo. Questo decreto non risolve, ma rinvia».

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