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Affitti brevi, in Puglia via libera a una legge-compromesso: maglie più strette ma con tante deroghe

Chi destina più di due immobili ai canoni turistici fa attività imprenditoriale a tutti gli effetti e deve sottostare a tutti gli obblighi previsti

Affitti brevi, in Puglia via libera a una legge-compromesso: maglie più strette ma con tante deroghe

Più controlli sulle locazioni turistiche, maggiori poteri ai Comuni, ma anche deroghe a tutela dei proprietari. La legge sugli affitti brevi approvata dal Consiglio regionale pugliese cambia volto grazie agli emendamenti che hanno sbloccato lo scontro politico. Nel mirino un mercato che conta oltre 45mila immobili.

La norma interessa 39 Comuni turistici e i sei capoluoghi di provincia pugliesi, dove la pressione degli affitti brevi rischia di sottrarre abitazioni al mercato residenziale. La novità principale riguarda il regime giuridico delle locazioni. Chi destina più di due immobili agli affitti turistici dovrà sottostare alla disciplina delle attività imprenditoriali, con i relativi adempimenti amministrativi, autorizzazioni e titoli abilitativi previsti dalla normativa.

Una distinzione tra piccoli proprietari e operatori economici organizzati. Ma proprio sugli obblighi interviene uno degli emendamenti più significativi. Esclusi dal nuovo regime circa 25mila immobili, tra trulli, dimore storiche e d’epoca, che altrimenti avrebbero rischiato di essere assoggettati alla disciplina delle locazioni turistiche imprenditoriali. Una deroga importante per il patrimonio immobiliare tradizionale pugliese, legata alle particolari caratteristiche di questi edifici.

Cambiano anche i poteri dei sindaci. I Comuni potranno introdurre limitazioni attraverso propri regolamenti, ma dovranno motivarle sulla base dell’effettiva pressione abitativa, dell’evoluzione del fenomeno nel tempo e del principio di proporzionalità. Niente divieti indiscriminati, dunque, ma restrizioni calibrate sulle esigenze dei territori. Un’altra tutela riguarda chi affitta occasionalmente la propria abitazione principale: le limitazioni comunali non si applicheranno a questa categoria. Rafforzati inoltre i richiami costituzionali al diritto di proprietà privata e alla libertà d’iniziativa economica.

Sul fronte burocratico viene riscritta la disciplina della banca dati regionale, coordinando il codice identificativo regionale, CIR, con quello nazionale, CIN, per superare i rilievi della Corte costituzionale. Confermate infine le garanzie difensive nei procedimenti sanzionatori, senza nuove multe. Il compromesso politico lascia dunque in piedi la stretta, ma ne delimita il perimetro.

La Regione detta le regole, i Comuni dovranno applicarle. E sarà nei regolamenti locali che si misurerà l’effettiva portata della riforma.