«L’abuso di ufficio, se grave, va criminalizzato». Il Parlamento europeo ha approvato la prima direttiva anticorruzione della storia dell’Unione e gli effetti si sono palesati subito sul fronte italiano.
Le norme votate dagli eurodeputati ad amplissima maggioranza vanno infatti a toccare il cuore del ddl Nordio approvato nell’estate del 2024: la cancellazione del reato di abuso d’ufficio. «L’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurlo, in almeno due gravi fattispecie», ha avvertito Raquel Garcia Hermida, relatrice del provvedimento a Bruxelles.
Le reazioni delle opposizioni
Il via libera al provvedimento, arrivato mentre a Roma il governo è alle prese con i delicatissimi giorni post-sconfitta al referendum, ha acceso un clima politico già caldissimo. «È arrivata un’altra batosta per Meloni e Nordio sulla giustizia», ha subito attaccato il leader del M5S Giuseppe Conte.
Il ddl Nordio è «l’ennesima decisione arrogante e non condivisa che si rivela un boomerang per un governo che sta in Europa solo a parole», hanno sottolineato la responsabile giustizia del Pd e il capogruppo Dem in commissione giustizia alla Camera, Debora Serracchiani e Federico Gianassi, annunciando un’interrogazione per chiedere che l’esecutivo spieghi in Aula la questione. «Un altro sonoro ceffone al ministro Nordio e al governo Meloni», è stata la stoccata su X di Nicola Fratoianni di Avs.
L’appello all’articolo 7
La maggioranza, tuttavia, ha respinto le accuse al mittente. Con una tesi: non c’è alcuna obbligatorietà per l’Italia di reintrodurre il reato di abuso di ufficio. Secondo i meloniani all’Eurocamera è questa la conclusione che si evincerebbe dall’articolo 7 della direttiva, secondo la quale «gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, se intenzionali, costituiscano reato almeno determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni».
L’articolo nei mesi scorsi è stato al centro dei negoziati tra i Paesi membri, alla fine dei quali la maggioranza delle capitali – Roma inclusa – ha optato per una versione più soft rispetto al testo iniziale. «Questa formulazione lascia agli Stati membri un ampio margine di discrezionalità nell’individuazione delle condotte penalmente rilevanti e non introduce un obbligo di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio nei termini previsti dall’ordinamento italiano», hanno spiegato fonti di Fdi in Ue. Sarebbe questo, quindi, il motivo per il quale i meloniani, come anche Lega e FI, hanno votato a favore del testo «smentendo», come invece sottolineato dall’opposizione, la legge varata dal suo stesso ministro.
Il ministero della Giustizia,a quanto si apprende, dovrà capire che margini ci sono a livello interpretativo. Ma a muoversi potrebbe non essere solo l’esecutivo. «Se questa direttiva modifica il quadro normativo, è possibile che la Corte sarà chiamata nuovamente a fare il controllo che l’articolo 111, primo comma, della Costituzione prevede. Prima ancora, ovviamente, sarà la politica chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea», ha sottolineato il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso.










