La conferenza del presidente Decaro e la cura illustrata per tirare fuori la sanità pugliese dal deficit dei conti hanno causato una cascata di commenti e prese di posizione, con la maggioranza che viene in soccorso del governatore e l’ìopposizione che attacca per la malagestione, portata avanti da quasi vent’anni nella sanità pugliese.
«Il disavanzo non è una questione che riguarda solo la Puglia, ma interessa tutte le regioni italiane, comprese quelle amministrate da anni dal centrodestra, considerate da sempre di eccellenza. La verità è una sola ed è certificata dalla Corte dei Conti: nel 2025 la spesa sanitaria è stata di 141,5 miliardi di euro, mentre i fondi dello stato sono stati pari a 136,5 miliardi di euro, generando un buco di 5 miliardi». Così il gruppo del Movimento Cinque stelle alla Regione, a proposito del deficit sanitario pari a 349 milioni di euro, per l’anno 2025, e delle misure relative alla copertura illustrate dal presidente Decaro che comprende l’aumento dell’Irpef.
Fanno eco le parole del gruppo di maggioranza «Per la Puglia»: «La scelta del presidente Decaro va in una direzione ben precisa. L’addizionale regionale Irpef resterà invariata allo 0,1% per i redditi fino a 15mila euro. Il 72,5% dei contribuenti pugliesi subirà un impatto nullo o contenuto». stesse tonalità vengono usate dal gruppo regionale del Pd: «La Puglia non vive in una bolla isolata. La crisi del finanziamento sanitario è un’emergenza nazionale. È una tempesta che sta colpendo tutte le Regioni, senza distinzione di colore politico. La differenza è che in Puglia abbiamo scelto di agire subito per non tagliare i servizi» soprattutto evidenziano i dem: «Non c’è alcuna stangata. Al contrario, abbiamo tutelato le fasce più basse. Per oltre il 32% dei contribuenti, ovvero tutti coloro che hanno un reddito fino a 15mila euro, l’impatto della manovra è pari a zero».
Per il gruppo «Prossima»: «La sanità pubblica si difende con i finanziamenti, non con gli slogan».
Le opposizioni
«Continua il tentativo di scaricabarile di Antonio Decaro, nei confronti del governo nazionale. Ma, come si suol dire, sbagliare è umano, perseverare è diabolico: non comprendere che una gestione più attenta di questi oltre 20 anni della Regione avrebbe evitato tutto questo è un errore grave», sostiene il presidente in Regione del gruppo Misto, Luigi Lobuono. Sarcasmo da Fratelli d’Italia: «La discontinuità di fatto c’è stata: ma a danno di Antonio Decaro, ma soprattutto dei pugliesi. Sarà, infatti, Decaro il presidente che mette le mani nelle tasche dei pugliesi. Il suo predecessore Michele Emiliano, che quel deficit ha prodotto, non lo aveva fatto. Che beffa per “il povero” Decaro, ma che beffa per tutti quei pugliesi che non solo lo hanno votato, ma che non sapranno mai chi sono i veri responsabili».
Per Forza Italia, invece: «Non bastano più le nostre proteste, è necessario che siano i pugliesi a ribellarsi. Il buco nei conti da 349 milioni di euro è il frutto della gestione che Decaro ha condiviso con Emiliano».
I sindacati
Posizione critiche sono state espresse dalle organizzazioni sindacali. E se la Cgil chiede «di salvaguardare il personale sanitario, garantire i livelli di assistenza, contrastare la mobilità passiva e intervenire in modo decisivo sugli sprechi», la Cisl Puglia esprime critiche alla decisione di Decaro: «Siamo totalmente contrari all’aumento dell’addizionale regionale Irpef che aggrava le difficoltà dei contribuenti pugliesi e pesa innanzitutto su lavoratori e pensionati». Toni forti anche dalla Uil, attraverso il segretario generale, Stefano Frontini: «La decisione della Regione Puglia di aumentare le aliquote Irpef per coprire il disavanzo della sanità regionale è una scelta che contestiamo con fermezza, sia nel metodo sia nel merito».
