Due bambini di tre e cinque anni deposti fianco a fianco, quattromila anni fa. Sul cranio di uno di loro, i segni inequivocabili di un’operazione chirurgica. La straordinaria scoperta arriva dagli scavi a Djarkutan, in Uzbekistan, grazie alla missione archeologica congiunta tra l’Università del Salento, l’Università Statale di Termez e l’Istituto Archeologico di Samarcanda. Si tratta della più antica evidenza di trapanazione cranica mai documentata in tutta l’Asia Centrale.
La sepoltura, emersa nella campagna di aprile 2026, rivoluziona le conoscenze sulla Civiltà dell’Oxus (2500-1500 a.C.), la grande cultura dell’Età del Bronzo. Il bambino di cinque anni presenta un’apertura nel cranio praticata con strumenti di pietra o osso. Secondo gli studiosi, l’intervento mirava a trattare patologie neurologiche come epilessie, traumi o emicranie, in un’epoca in cui il confine tra scienza e rito era assai labile. Una simile operazione presuppone una conoscenza anatomica finora ritenuta impensabile per quel periodo storico.
Un maxi progetto
L’eccezionale risultato è il frutto di un progetto avviato nel 2024 sotto la direzione di Enrico Ascalone (Unisalento) e Alisher Shaidullaiev (Termez). Sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri e dai fondi Pnrr, la missione ha visto un dispiegamento record di 40 studiosi (27 italiani e 13 uzbeki), un vero esodo accademico. Le ricerche uniscono paleogenetica, antropologia e archeobotanica, collegando il Salento all’Asia Centrale all’interno di un programma che include anche i siti iraniani di Shahr-i Sokhta e Jiroft. «Djarkutan continua a sorprenderci. Una trapanazione cranica su un bambino, quattromila anni fa: fino a ieri era impensabile. Oggi è nei nostri dati», commenta il professore Enrico Ascalone. Nei prossimi mesi, le analisi nei laboratori di UniSalento cercheranno di dare risposte ai profondi interrogativi sollevati da questo antico mistero.
