“Serve un ordine restrittivo“. È quanto si legge su una foto che ritrae la premier Giorgia Meloni mentre, in atteggiamento di sottomissione, guarda il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
A postare il meme, sul suo social Truth, è stato proprio il tycoon alla vigilia del vertice Nato di Ankara.
L’episodio, che segue le tensioni del G7 di Evian, ha suscitato sconcerto a Roma, ma la linea della presidenza del Consiglio resta quella del silenzio per evitare ulteriori provocazioni in vista del summit in Turchia.
Sul tavolo dei negoziati spiccano i dati relativi all’impegno finanziario dell’Italia nella difesa, una questione da sempre centrale per Washington.
Nel 2026 Roma destinerà il 2,8% del pil alle spese militari, senza ricorrere ai fondi Safe per incrementare la cifra. Tuttavia, dopo una serie di vertici tra Meloni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro della Difesa Guido Crosetto, l’esecutivo ha delineato un piano di incrementi futuri per rassicurare gli alleati: l’obiettivo è raggiungere il 3,4% del pil entro il 2028, con uno stanziamento aggiuntivo di 19 miliardi di euro nel biennio.
Un altro nodo cruciale riguarda il sostegno all’Ucraina. Nel documento finale di Ankara è previsto un pacchetto di aiuti non statunitensi da 80 miliardi di euro per il 2027-2028. L’Italia intende far valere la natura volontaria del fondo per limitare la propria quota, forte del fatto che contribuirà già con circa 7 miliardi di euro al prestito biennale da 60 miliardi stanziato da Bruxelles.
