Per anni ho militato in un solo partito. Non ho mai cambiato casacca e ho vissuto, passo dopo passo, tutte le sue trasformazioni: i cambiamenti di nome, di programmi, di progetti e di visione, accompagnandoli attraverso i congressi e il confronto politico.
Per molto tempo mi sono sentito ripetere un principio semplice ma fondamentale: l’interesse personale deve sempre venire dopo quello del partito. Non perché il singolo non conti, ma perché un partito è una comunità nella quale ciascuno, eletto o semplice militante, contribuisce a rafforzare la democrazia del nostro Paese. Sentirsi parte di una squadra è già un modo importante per essere utili.
Da giovane studente ho sempre votato lo stesso partito, pur senza esserne iscritto. Nel 1990 fui eletto come indipendente in Consiglio comunale e, poco dopo, decisi di iscrivermi, rimanendo fedele a quella scelta fino a oggi.
Essere eletto, come mi è accaduto più volte negli anni, è sempre stata una soddisfazione. Ma non è mai stato il solo obiettivo. Ho avuto la fortuna di vivere esperienze straordinarie e di incontrare persone dalle quali ho imparato cosa significhi davvero fare politica: rappresentare con serietà i cittadini che ti hanno dato fiducia e onorare il simbolo del partito che rappresenti.
Nel mio percorso ho ricoperto numerosi incarichi, sia istituzionali sia di partito. Ho sempre portato rispetto per i colleghi, senza mai invidiarli. Quando è stato necessario, mi sono confrontato anche duramente, ma sempre con correttezza, nel rispetto delle persone e delle idee.
Con il tempo ho imparato una lezione importante: non vince davvero solo chi arriva primo.
Vince chi riesce a diventare un punto di riferimento attraverso il proprio comportamento, il metodo, lo studio, il confronto, la capacità di ascoltare e l’umiltà di mettere il bene collettivo davanti alle ambizioni personali.
Se riesci a fare questo, allora hai vinto.
Hai vinto se hai costruito una squadra vera, se appartieni a un partito che sa ascoltare e che, allo stesso tempo, sa ascoltarti.
Hai vinto se aiuti una persona con qualche limite a crescere, fino a vederla diventare persino migliore di te, e se quella crescita è il frutto del lavoro condiviso di un’intera comunità politica.
Hai vinto se scopri il talento di qualcuno, gli affidi una responsabilità che prima non aveva e lo vedi esprimere tutto il suo valore.
Hai vinto se hai creduto nei giovani, li hai accompagnati nel loro percorso e li hai visti diventare amministratori competenti, capaci di governare con serietà e nell’interesse del bene comune.
Sì, in quel momento ha vinto il partito. Ma ha vinto anche il cittadino.
Poi, però, mi accorgo che forse stavo solo sognando.
E allora torniamo a sperare. Torniamo a costruire. Torniamo a credere che sia ancora possibile vincere nel modo più bello: facendo crescere una comunità, e non soltanto una persona.
I partiti restano la spina dorsale della democrazia. Le liste civiche possono rappresentare esperienze importanti, ma troppo spesso assomigliano a un ghiacciolo: lo assaggi in fretta, poi si scioglie e scompare.
Vale la pena riflettere su questo.
Buon cammino e buon impegno a tutti.
