Una nuova speranza si accende per i pazienti affetti da epilessia grave e farmacoresistente, e la scintilla parte proprio dalla sanità pugliese. Nelle scorse ore, presso l’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, è stato impiantato con successo l’innovativo sistema Easee, un sofisticato dispositivo di stimolazione cerebrale, su una giovane paziente.
Si tratta di un vero e proprio primato regionale: l’intervento è infatti il primo del suo genere mai eseguito in Puglia e soltanto il quinto in tutta Italia (la tecnica è disponibile nel nostro Paese solo dalla fine del 2025 e, finora, era stata applicata due volte a Padova, una a Benevento e una a Palermo). Il delicato intervento è stato reso possibile grazie all’eccellente sinergia tra le équipe delle strutture complesse di Neurologia e Neurochirurgia del nosocomio ionico.
Come funziona lo stimolatore Easee
Ma come funziona questa nuova tecnologia? Il sistema Easee si comporta, di fatto, come una sorta di “pacemaker” per il cervello. È uno stimolatore elettrico cerebrale transcranico progettato per erogare una lieve e costante corrente elettrica mirata. L’obiettivo è quello di intercettare e ridurre l’attività elettrica anomala e incontrollata dei neuroni, la vera responsabile dell’innesco delle crisi epilettiche.
La chiave del successo risiede nell’altissima personalizzazione del trattamento: attraverso esami preliminari approfonditi, i neurologi individuano l’esatta “scintilla” da cui hanno origine le crisi nel cervello del singolo paziente. L’elettrodo viene quindi impiantato chirurgicamente proprio in corrispondenza di quell’area specifica, garantendo un’azione mirata e minimamente invasiva.
Taranto hub regionale
Il Centro per l’Epilessia di Taranto si candida ora a diventare un punto di riferimento fondamentale per l’intero Meridione. «Proprio da Taranto è partito un progetto regionale che coinvolge tutti i Centri per l’Epilessia pugliesi – hanno spiegato i primari dei due reparti coinvolti, Giuseppe Boero e Giovanni Battista Costella –. I pazienti idonei verranno selezionati nelle varie province e inviati qui a Taranto per la valutazione finale e l’impianto del dispositivo».
Al momento, la struttura ionica ha programmato circa sei impianti all’anno. «Si tratta di una metodica molto selettiva – concludono i primari – ma che rappresenta una nuova e concreta possibilità terapeutica per pazienti che convivono da anni con una patologia altamente invalidante e che non rispondono più ai farmaci».









