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Scontri a Torino, Piantedosi: «Il corteo una resa dei conti con lo Stato. Evitati danni più gravi»

Gli scontri avvenuti a Torino il 31 gennaio durante la manifestazione nazionale in solidarietà al centro sociale Askatasuna hanno avuto un forte impatto politico e istituzionale. Il centro sociale, sgomberato il 18 dicembre dopo trent’anni di occupazione abusiva e attività illegali, era al centro della protesta, presentata dagli organizzatori come uno «spartiacque» e una «resa…
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Gli scontri avvenuti a Torino il 31 gennaio durante la manifestazione nazionale in solidarietà al centro sociale Askatasuna hanno avuto un forte impatto politico e istituzionale. Il centro sociale, sgomberato il 18 dicembre dopo trent’anni di occupazione abusiva e attività illegali, era al centro della protesta, presentata dagli organizzatori come uno «spartiacque» e una «resa dei conti con lo Stato».

Alla manifestazione, inizialmente pacifica, hanno partecipato migliaia di persone, ma secondo il Viminale circa 1.500 soggetti violenti si sono staccati dal corteo, nascondendo i loro volti con caschi e passamontagna e dando vita a una vera e propria guerriglia urbana.

Il bilancio è grave: 108 feriti tra le forze dell’ordine, un agente del Reparto mobile di Padova aggredito brutalmente e colpito anche con un martello, una camionetta incendiata e una troupe televisiva assalita. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rivendicato il massiccio dispositivo di sicurezza – circa mille agenti di rinforzo – sostenendo che abbia evitato danni ancora più gravi. Sono state fermate o denunciate 27 persone, tre arrestate. Tra queste un 22enne accusato di aver sottratto casco e scudo all’agente aggredito. La Procura di Torino ha aperto un procedimento per devastazione, al momento contro ignoti.

«Le azioni messe in campo hanno di sicuro evitato penetrazioni e devastazioni nel centro storico della città e hanno impedito l’occupazione delle stazioni ferroviarie cittadine, che si è saputo essere tra gli obiettivi di questi facinorosi», ha sottolineato il ministro Piantedosi.

«L’efficacia del dispositivo organizzato dalla questura di Torino – ha detto – è testimoniata dall’identificazione di circa 800 persone, di cui più di 50 straniere, nelle ore antecedenti lo svolgimento della manifestazione, e dall’emissione di 30 fogli di via, 10 avvisi orali e 7 divieti di accesso alle aree urbane (Dacur). Questo è quanto ha consentito l’applicazione della normativa vigente. Si è proceduto, inoltre, a sequestrare materiali che altrimenti sarebbero stati impiegati per creare disordini».

«Consentitemi innanzitutto di esprimere, anche in questa sede, a nome mio e di tutto il Governo, la solidarietà agli agenti rimasti feriti negli scontri di sabato scorso a Torino». Ha detto il ministro. «E, attraverso loro, a tutti gli appartenenti alle forze di polizia impegnati nel difficilissimo compito di tutela dell’ordine pubblico», ha aggiunto.

Nell’informativa alla Camera, Piantedosi ha parlato di un innalzamento del livello dello scontro, richiamando dinamiche «squadristiche e terroristiche», e ha denunciato presunte «coperture politiche» dei manifestanti violenti, ricevendo l’applauso della maggioranza. Ha chiesto una condanna unanime delle violenze e maggiori tutele per le forze dell’ordine.

La ricostruzione del ministro

«L’iniziativa di sabato era stata preceduta e preannunciata, lo scorso 17 gennaio, da una assemblea nazionale indetta da Askatasuna presso l’Università di Torino, a cui avevano partecipato circa 750 persone, fra le quali numerosi attivisti delle diverse anime dell’antagonismo nazionale, aderenti al sindacalismo di base, al movimento No Tav e ai gruppi ambientalisti, rappresentanti della Cgil, del partito Alleanza Verdi e Sinistra e della locale comunità islamica». Così il ministro ricostruisce sugli scontri di Torino

«In quella circostanza – spiega Piantedosi – nel rilanciare l’appuntamento per la manifestazione nazionale in solidarietà ad Askatasuna, è stato sottolineato che il corteo avrebbe costituito una resa dei conti con lo Stato democratico», in quanto «lo sgombero di Askatasuna alza l’asticella dello scontro».

«Il 31 gennaio – ha aggiunto – era stato definito ‘uno spartiacque, come una guerra di liberazione nazionale, nella prospettiva di un fronte allargato comprensivo della comunità araba e musulmana, diventate compagne di lotta».

Le manifestazioni in piazza

«Con il Governo in carica le manifestazioni di piazza sono aumentate significativamente per numero e partecipazione, sicuramente anche in ragione del difficile contesto internazionale che stiamo vivendo» ha detto il ministro nell’informativa. «Rispetto a questo aumento di manifestazioni, cosa ben diversa è registrare la crescente propensione ad aggredire i poliziotti e devastare le città, come purtroppo accade sempre più di frequente negli ultimi tempi. Azioni queste che sicuramente vanno punite con sanzioni e strumenti efficaci», ha aggiunto.

Per Piantedosi, «appare non priva di irresponsabilità la sottovalutazione della gravità della situazione che ha persino portato qualcuno (in alcuni frangenti e senza troppe prese di distanza) a sollecitare la rivolta sociale. Le vergognose scene a cui abbiamo assistito sabato scorso – afferma – richiamano innanzitutto l’attenzione sulla necessità, per il futuro, di depotenziare i gruppi organizzati di facinorosi prima ancora che possano mettersi all’opera e innescare spirali di violenza. È questo uno degli obiettivi del pacchetto di norme che ci apprestiamo a proporre».

Le reazioni

Dure le reazioni dell’opposizione. Pd, M5S e Avs hanno accusato il ministro di propaganda e di criminalizzare manifestanti pacifici e forze politiche democratiche. Bonelli (Avs) e Appendino (M5S) hanno ribadito la condanna della violenza ma contestato l’uso politico degli scontri, mentre il Pd ha parlato di strumentalizzazione di un fatto gravissimo.

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