Alla fine a ricevere il più prezioso riconoscimento individuale del calcio è stato Harry Kane, l’attaccante del Bayern Monaco e capitano dell’Inghilterra, che a 33 anni riesce a prendersi la più grande soddisfazione della propria carriera. I rumors sul suo successo al gran galà del premio France Football si erano fatti sempre più insistenti negli ultimi giorni, a discapito dei suoi contendenti più accreditati Lamine Yamal e Kylian Mbappé. Si è scelto invece uno dei pochissimi veri numeri 9 di razza rimasti in circolazione, ma non di certo solo per questo. I numeri dell’inglese della scorsa stagione sono infatti da capogiro: 36 gol in 31 presenze in Bundesliga, 14 gol in 13 presenze in Champions League, 10 marcature in 6 apparizioni in coppa di Germania. E non ci sono solo i numeri: a confermare il merito del 33enne c’è anche la leadership e il riferimento costante offensivo attorno a cui ruota la manovra bavarese e inglese.
Kane dopo la nomination mostra tutta la sua classe, tipica proprio da lord british: prima saluta uno ad uno i suoi colleghi e competitors con un abbraccio, poi sale sul palco, posa il pallone d’oro e pronuncia solo parole di autentico riconoscimento. Prima di tutto al Tottenham, sua ex squadra: «Non sarei qui senza il Tottenmham, sin da quando avevo 11 anni tutti gli allenatori mi hanno permesso di vivere questo sogno». Poi tira fuori un bigliettino con una lista di allenatori: «Bradley Allen, Chris Ramsey, John McDermott, Alex Inglethorpe, Tim Sherwood, Ryan Mason, Kenny Jackett, Russell Slade, Harry Redknapp, Mauricio Pochettino, José Mourinho, Antonio Conte, Roy Hodgson, Gareth Southgate e gli attuali Vincent Kompany e Thomas Tuchel. Tutti avete giocato un ruolo importante in vari momenti della mia vita». I più attenti tuttavia hanno notato l’assenza di due nomi da questa lista: quelli dei portoghesi André Villas-Boas e Nuno Espírito Santo, anche se il bomber aveva comunque precisato di chiedere scusa in anticipo nel caso avesse dimenticato qualcuno.
Alla fine Kane non dimentica la famiglia: «Ringrazio mio fratello Charlie che è qui, solo qualche tempo fa giocavamo in giardino o al parco, giocavamo a calcio insieme, parlavamo e pensavamo solo al calcio, mi hai insegnato anche alcune delle tue abilità quindi grazie per questo». E infine, il momento più toccante: «Mamma e papà, siete qui, che momento. Tutti questi anni di sacrificio, non c’è mai stata nessun tipo di pressione da parte vostra perché io diventassi un calciatore ma semplicemente che io lavorassi tanto, che potessi crescere e imparare».
