Il Parlamento europeo traccia una linea netta nella lotta alla violenza di genere. Con una risoluzione adottata a larga maggioranza (447 voti favorevoli), gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione di presentare una proposta legislativa che stabilisca una definizione comune di stupro in tutta l’Unione, fondata esclusivamente sul principio del consenso libero, informato e revocabile. Il messaggio inviato alle capitali europee è chiaro: le leggi che subordinano la punibilità del reato alla prova dell’uso della forza, della minaccia o della violenza fisica sono obsolete e vanno allineate agli standard internazionali della Convenzione di Istanbul.
Il voto di Strasburgo ha scosso immediatamente i palazzi della politica romana, riaprendo una ferita parlamentare mai rimarginata. In Italia, infatti, il percorso per la ridefinizione del reato di violenza sessuale si è interrotto bruscamente lo scorso 25 novembre. Nonostante un’intesa storica e bipartisan tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein, che aveva portato al via libera della Camera, il testo si è arenato in Commissione Giustizia al Senato.
Giulia Bongiorno, presidente della Commissione e firmataria di una proposta alternativa basata sulla «volontà riconoscibile», ha accolto il segnale europeo come un invito alla sintesi: «È il momento di trovare una condivisione, ognuno deve lasciare da parte qualcosa», ha dichiarato, ribadendo che l’impasse è nata da rilievi tecnici sulla «tassatività» del testo uscito dalla Camera, giudicato da alcuni esperti troppo vago e suscettibile di strumentalizzazioni. Attualmente, il lavoro prosegue in un comitato ristretto dove si confrontano la proposta Bongiorno e quella della senatrice Unterberger.
Le opposizioni, tuttavia, non accettano ulteriori dilazioni. In una nota congiunta, Valeria Valente (Pd), Ada Lopreiato (M5s), Ilaria Cucchi (Avs) e Ivan Scalfarotto (Iv) hanno incalzato la maggioranza: «Per quanto ancora la destra vuole frenare questa scelta di civiltà? Il segnale che arriva dall’Europa è quello che sosteniamo da mesi: è violenza sessuale ogni volta che non c’è consenso». Secondo Valente, la modifica dell’articolo 609-bis del codice penale è un atto dovuto alle donne e ai centri antiviolenza che chiedono giustizia.
Dalla Commissione d’inchiesta sul femminicidio, la deputata Pd Valentina Ghio definisce il voto europeo una «bellissima notizia» e un monito diretto all’Italia per riprendere il cammino interrotto. La sfida ora si sposta nuovamente al Senato: l’Europa chiede uniformità, ma la politica italiana deve ancora decidere come tradurre giuridicamente il concetto di «consenso» senza dividersi su tecnicismi che, come avverte Bongiorno, rischiano di lasciare il Paese senza una legge necessaria.










