«Il reato di femminicidio non esiste, è un omicidio come tutti gli altri». Le dichiarazioni dell’eurodeputato Roberto Vannacci hanno sollevato un’immediata e ferma ondata di sdegno. Non si è fatta attendere la replica di Imma Rizzo, mamma di Noemi Durini, uccisa a 16 anni dal fidanzato, e dell’avvocata Valentina Presicce, da sempre in prima linea nella battaglia civile per la tutela delle vittime e dei loro familiari.
«Ho perso mia figlia Noemi e sono indignata dalle parole di Vannacci», dichiara Imma Rizzo. «Dovrebbe avere rispetto per il dramma di noi genitori. Con la legge sul femminicidio è finalmente previsto l’ergastolo, un traguardo fondamentale per dare una giusta Giustizia a Noemi e a tutte le altre vittime. Per chi nega questa realtà provo solo compassione; non si può tornare indietro, significherebbe far morire le nostre figlie una seconda volta». Mentre Vannacci nega il fenomeno, l’avvocata Presicce traduce il dolore in azione legislativa.
La nuova iniziativa
Dopo la proposta di legge di iniziativa popolare «Noemi Durini», volta a escludere i permessi premio per chi si macchia di crimini così efferati, l’avvocata ha depositato una proposta di legge regionale per istituire in Puglia il «Garante per la tutela delle vittime di reato e dei loro familiari». L’iniziativa, presentata il 28 maggio al consigliere regionale Gianni De Blasi che ha subito attivato l’iter, punta a sanare una grave disparità istituzionale: oggi la figura del Garante è prevista per i detenuti, ma non per chi subisce il reato.
«Il femminicidio esiste perché esiste una violenza che colpisce le donne “in quanto donne”, per dinamiche di possesso e prevaricazione», tuona Presicce, richiamando gli obblighi della Convenzione di Istanbul. «Ha il volto di Noemi Durini, sepolta viva sotto i massi, il cui assassino ha beneficiato di permessi premio a tre anni dal delitto. Ha il volto e la storia di Fabiana Luzzi, Chiara Gualzetti, Erika Preti, Jennifer Sterlecchini, Desiree Mariottini, Federica De Luca e del piccolo Andrea».
