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Tentano di truffare imprenditori fingendosi il sottosegretario Mantovano, Palazzo Chigi: «State attenti»

I messaggi, spiegano dal Governo, mirano a indurre i destinatari a sottoscrivere “accordi di riservatezza” o a inviare somme di denaro

Tentano di truffare imprenditori fingendosi il sottosegretario Mantovano, Palazzo Chigi: «State attenti»

Dopo finti esponenti delle forze dell’ordine e sedicenti direttori di uffici postali, le nuove frontiere delle truffe online non risparmiano nemmeno gli esponenti del Governo Meloni.

A denunciarlo è proprio Palazzo Chigi che, in una nota, mette in guardia contro i «tentativi di truffa ai danni di imprenditori italiani attraverso falsi account WhatsApp, arbitrariamente attribuiti al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano».

Palazzo Chigi spiega che «i messaggi mirano a indurre i destinatari a sottoscrivere “accordi di riservatezza” o a inviare somme di denaro, con la richiesta di contributi economici per inesistenti iniziative governative».

In altri casi, riferiscono ancora dall’Esecutivo, «l’obiettivo è acquisire dati e informazioni sensibili dello stesso destinatario, come la firma olografa del vertice di un’azienda, che in un secondo momento viene utilizzata per ingannare dipendenti o clienti e ottenere trasferimenti di denaro. Lo schema – si legge nella nota – ricalca un cliché tipico della criminalità informatica: richieste di contatto, inoltrate tramite i sistemi di messaggistica istantanea da account registrati con false generalità e con fotografie di soggetti che rivestono ruoli istituzionali, formulate con modalità assai verosimili. Quando il destinatario accetta il contatto, segue una corrispondenza e-mail che contiene di norma l’invito a sottoscrivere un accordo di riservatezza, o comunque istruzioni per mantenere attivo lo scambio».

Palazzo Chigi rende poi noto che «sono in corso attività informative e investigative, anche a seguito della denuncia che lo stesso Mantovano ha presentato non appena venuto a conoscenza dell’uso indebito del proprio nome e della propria immagine».