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Stagionali, a fine estate in tasca rimangono solo 5mila euro. L’analisi di Davide Stasi di Aforisma

Lavoratori stagionali? Stipendi da fame. In più sono diminuiti i lavoratori nei settori della ricettività e della ristorazione. Nel Salento, nel 2020, le posizioni lavorative in provincia di Lecce sono state 26.061 a fronte delle 28.506 del 2019. E non solo. La retribuzione media stagionale su base annua, sempre bassa, nel 2020 è di appena…
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Lavoratori stagionali? Stipendi da fame. In più sono diminuiti i lavoratori nei settori della ricettività e della ristorazione. Nel Salento, nel 2020, le posizioni lavorative in provincia di Lecce sono state 26.061 a fronte delle 28.506 del 2019. E non solo. La retribuzione media stagionale su base annua, sempre bassa, nel 2020 è di appena cinquemila euro lordi con il 70 per cento circa di contratti a tempo determinato o stagionale; nel 2019, invece, era di 6.460 euro lordi. Compensi stagionali percepiti mediamente in quattro mesi di lavoro.

Il dito nella piaga lo mette Davide Stasi direttore dell’Osservatorio economico Aforisma, che mette il punto sulla diatriba fra datori di lavoro e lavoratori stagionale. Un rapporto di lavoro difficile condito da accuse reciproche. Da una parte i datori di lavoro che lamentano la scarsa voglia di lavorare dei ragazzi e delle ragazze. Dall’altra i lavoratori che lamentano paghe da fame. E i dati Inps raccontano che il fronte stipendi non è gratificante, anche perché spesso si tratta di contratti con ritenuta d’acconto del 20 per cento.
«Il turismo – commenta Davide Stasi – è un comparto che nel Salento è ancora molto condizionato dalla stagionalità. Pandemia a parte, anche negli anni precedenti, il turismo si è rivelato un settore che ha dato buoni risultati solo nel periodo che va dalla tarda primavera alla fine della stagione estiva. Lo confermano il numero medio di giornate retribuite: solo 103 giorni all’anno. Durante l’estate si moltiplicano gli arrivi nel Salento, ma le aziende non riescono a sfruttare appieno questa opportunità, perché la loro redditività resta ancora troppo bassa ed è questo il tema cruciale da affrontare. Intraprendendo un percorso sostenibile, sia dal punto di vista finanziario che da quello ambientale, occorre perseguire un modello di sviluppo che possa far incrementare i ricavi e gli utili aziendali. Solo così si potranno prevedere nuovi investimenti e, conseguentemente, creare occupazione stabile e non a tempo determinato o solo stagionale. Il dibattito da alimentare, dunque, non deve ruotare solo attorno al maggiore afflusso di altri visitatori, quanto sugli strumenti da utilizzare per rafforzare il nostro tessuto economico». E poi Stasi suggerisce la “ricetta”: «Già da tempo, principalmente nel periodo estivo, la provincia di Lecce è frequentata da turisti provenienti da ogni dove. Tuttavia, i ricavi degli operatori del settore turistico non crescono di pari passo. Se a fronte di migliaia e migliaia di arrivi non si riscontrano ritorni economici altrettanto eclatanti, allora vuol dire che il modello di fare impresa non è redditizio come dovrebbe. O meglio, vuol dire che la nostra offerta turistica non è così matura da garantire buoni profitti. Per competere sul mercato, le imprese turistiche hanno bisogno di investimenti, delle opportune competenze manageriali e gestionali, nonché di un’adeguata formazione del personale. Ormai, non bastano più la passione o la simpatia o la buona volontà, se si vuole realmente che il turismo possa risultare trainante per l’economia locale. Partendo dalla base, rappresentata dai concetti di strategia e dei suoi diversi ambiti (strategia di gruppo, di business e funzionale), occorre puntare alla loro implementazione. Il nostro vero punto di forza, cioè l’offerta artistica, culturale, paesaggistica e naturalistica, è indebolito da una serie di criticità, tra cui la poca preparazione del personale nell’accoglienza dei visitatori, soprattutto se stranieri, la pesante tassazione a carico delle aziende, un quadro normativo incerto e un livello dei prezzi tali da non poter garantire servizi di qualità. Il turismo deve essere opportunamente gestito, con l’obiettivo di generare valore nel tempo sia a vantaggio delle imprese quanto per la provincia salentina nel suo insieme, in un processo più ampio di pianificazione e sviluppo territoriale».
Per l’Osservatorio economico Aforisma «emerge subito il forte divario tra le buste paga tra i diversi inquadramenti lavorativi, ma anche tra il numero medio di giornate retribuite. L’ammontare complessivo delle retribuzioni percepite nell’anno 2019 è stato di 130.313.373 euro che diviso per le 26.061 posizioni lavorative dà una media annua di appena cinquemila euro in provincia di Lecce».
In dettaglio, il reddito medio di un operaio, l’inquadramento più diffuso, è di 4.656 euro (contro le 6.026 euro del 2019), quello di un impiegato è di 10.384 euro (contro le 13.422 euro del 2019), quello di un apprendista di 4.658 euro (contro le 6.304 euro del 2019), quello di un quadro o dirigente arriva a 41.498 euro (contro le 52.770 euro del 2019).

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