Una conversazione nata apparentemente per caso sui social, l’illusione di una conoscenza intrigante e poi la trappola dell’estorsione a sfondo sessuale. È il dramma vissuto da un ragazzo di 19 anni, residente in un comune del Salento, finito nella morsa della cosiddetta sextortion: un ricatto spietato a colpi di minacce, foto intime rubate e richieste di denaro per comprare il silenzio prima della diffusione del materiale ai propri affetti e colleghi. Sull’episodio la magistratura ha aperto un fascicolo d’indagine, affidando gli accertamenti alla Polizia Postale per risalire all’identità di chi si cela dietro la tastiera.
L’adescamento social e lo spostamento su Telegram
I primi contatti risalirebbero allo scorso 16 agosto. Il giovane riceve una richiesta su TikTok dal profilo di una presunta coetanea, la cui immagine ritrae un’attraente ragazza a cavallo. L’interlocutrice afferma di essere americana, originaria dell’Ohio, ma temporaneamente domiciliata a Perugia e curiosa di scoprire le bellezze della Puglia. Il ragazzo, chattando in inglese tramite un traduttore istantaneo, si confida: racconta la sua terra, menziona Gallipoli, invia scatti di tramonti e riferisce dettagli personali sulla propria età e sul suo lavoro in una pizzeria.
Poco dopo scatta il passaggio classico di questo genere di trappole: la richiesta di spostare la conversazione su Telegram. Qui i toni virano rapidamente verso l’intimità fino alla richiesta esplicita di contenuti sessuali. Sentendosi rassicurato dagli strumenti dell’applicazione, il diciannovenne decide di inviare foto e video utilizzando la funzione dell’autodistruzione temporizzata a pochissimi secondi, convinto che il sistema impedisca il salvataggio o lo screenshot dei file.
Il ricatto
L’illusione dura un istante. Aggirate le protezioni dell’app, il finto profilo inoltra immediatamente indietro al ragazzo le sue stesse immagini registrate, affiancandole a un secondo fotogramma ben più inquietante: lo screenshot completo della rubrica, dei follower e delle persone che interagiscono regolarmente con i suoi post sui social.
A quel punto si palesa il ricatto: «Ho le tue foto intime e tutto il necessario per rovinarti la vita – recita uno dei messaggi minatori –. Posso inviarle a tutte le ragazze nella tua lista, alla tua famiglia o farle diventare virali se non collabori. Hai due minuti per dirmi cosa vuoi fare: mandami 500 euro o guardami mentre ti distruggo».
Per incassare il riscatto evitando la tracciabilità bancaria diretta, il ricattatore impone l’acquisto di voucher e codici di gioco Steam, allegando come modello la ricevuta d’esempio emessa da una ricevitoria di Martano – dettaglio che farebbe ipotizzare una matrice criminale già attiva sul territorio salentino o colpi reiterati ai danni di altre vittime.
«Vivo nel terrore e nell’ansia costante»
Spaventato dalle conseguenze, il giovane è stato costretto a cedere inviando le prime ricariche, finendo in un vortice di terrore psicologico: «Sono stato costretto a modificare radicalmente la mia vita – racconta il diciannovenne a Repubblica –. Quando sono con amici, colleghi in pizzeria o in famiglia spengo costantemente il telefono per la paura che arrivi una sua notifica o che qualcuno si accorga di quanto accade. Vivo in uno stato d’ansia costante, provo vergogna a uscire di casa e ogni mattina devo inviare un messaggio per dimostrare che non sono sparito, promettendo altri soldi».
Ora il caso è al vaglio degli inquirenti: «Sto cercando di prendere tempo e dilazionare le richieste di denaro – conclude il giovane – proprio per tenere in vita i profili social e le chat, dando così modo alle forze dell’ordine di tracciare l’indirizzo IP e dare un nome al mio estorsore».
