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L’ultimatum di Hamouda a Nessy Guerra: «Riuniamo la famiglia o pretendo l’arresto»

Hamouda, già condannato per maltrattamenti a un’altra donna chiede che la figlia di quattro anni venga affidata a sua madre

L’ultimatum di Hamouda a Nessy Guerra: «Riuniamo la famiglia o pretendo l’arresto»
Nessy guerra

«Propongo a Nessy Guerra di risposarci immediatamente e pubblicamente, e di vivere in pace per sempre felici e contenti». Una lettera in bilico tra il paradossale e la provocazione, inviata dall’ex marito Tamer Hamouda all’avvocata Agata Armanetti e resa nota da «La Repubblica», riapre il caso della ventiseienne italiana. Nessy si trova ora a fronteggiare l’ennesimo affronto: un ultimatum condito dall’ennesima minaccia.

Se la giovane rifiutasse la riconciliazione, infatti, l’uomo esige che la ventiseienne «venga imprigionata» in virtù della condanna in appello per adulterio emessa nei suoi confronti da un tribunale egiziano. Non solo: Hamouda, già condannato in via definitiva per maltrattamenti nei confronti di un’altra donna a Genova e denunciato dal console onorario d’Italia a Hurghada, chiede che, in caso di rifiuto, la figlia di quattro anni venga affidata a sua madre.

Nessy Guerra ha risposto senza esitazioni: «Non è una proposta, è una minaccia, un ricatto». La sua legale ha definito lo scritto «la richiesta farneticante di una persona in chiara difficoltà mentale». Nel frattempo, la situazione per la giovane madre e la bambina resta drammatica. Entrambe vivono piantonate dalle forze dell’ordine in un’abitazione protetta, impossibilitate a uscire per motivi di sicurezza.

«Questa costrizione è pesante da vivere, psicologicamente mi sta facendo del male», ha confessato la ventiseienne. Sul fronte giudiziario, la battaglia resta complessa. Per il prossimo 7 ottobre è prevista un’udienza in Egitto sul tema dell’affidamento della minore, mentre entro la fine dell’anno si attende la data del ricorso in Cassazione per definire il futuro di una madre costretta a vivere da reclusa.