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Regione Puglia, Pagliaro: «Cultura e turismo devono viaggiare insieme» – L’INTERVISTA

Sanità innanzitutto e cultura sono due temi al centro del dibattito politico su cui interviene il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Paolo Pagliaro. La sanità è uno dei dossier più complessi nelle mani del presidente Decaro. Con il blitz al Perrino pare abbia voluto vedere da vicino la situazione in cui versano i pronto…
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Sanità innanzitutto e cultura sono due temi al centro del dibattito politico su cui interviene il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Paolo Pagliaro.

La sanità è uno dei dossier più complessi nelle mani del presidente Decaro. Con il blitz al Perrino pare abbia voluto vedere da vicino la situazione in cui versano i pronto soccorso. Lo ritiene un buon inizio?

«È un buon segnale che il presidente della Regione entri finalmente negli ospedali e nei Pronto soccorso per rendersi conto dei problemi con cui si misurano ogni giorno pazienti e personale. Finora siamo stati abituati a vedere tagli del nastro spesso solo apparenti. Da parte mia continuerò con le ispezioni in sanità, ascoltando pazienti e personale e toccando con mano disservizi e carenze da colmare, che raccolgo nei dossier da discutere in Commissione Sanità, dove mi auguro parteciperà anche Decaro che ho anche invitato a venire insieme a me durante le ispezioni».

Pronto soccorso, ma anche liste d’attesa. Cosa può e deve fare la Regione?

«Dubito che la ricetta di Decaro per ridurre le liste d’attesa sia fattibile, visto che scarica sulle Asl compiti di monitoraggio e programmazione «sperimentali» che in realtà erano già previsti da anni.

Come si potrà fare in sole due settimane quello che non è stato fatto finora? E per prolungare l’attività ambulatoriale fino a sera, verranno stanziate risorse aggiuntive?

«Le associazioni dei medici, però, si sono espresse negativamente. Andando ad ispezionare ospedali e ambulatori, mi è capitato di vedere sale d’aspetto e corridoi vuoti, pur essendoci tanti pazienti in lista d’attesa per visite ed esami specialistici. Segno che c’è un corto circuito fra domanda e offerta sanitaria, un problema di organizzazione che impone una rivoluzione manageriale, tagliando sprechi e non servizi».

Forse il vulnus tuttora aperto è quello degli ospedali e della case di comunità che di fatto non ci sono?

«Su 120 case e 31 ospedali di comunità, finanziati quasi interamente con fondi Pnrr e dunque da ultimare entro agosto 2026, niente o quasi niente è stato realizzato. Tant’è che la magistratura contabile sta accertando il presunto mancato rispetto della tempistica. Già a settembre scorso avevo denunciato il taglio di 2 ospedali e di 27 case di comunità, e ritardi in molti cantieri fermi alle fondamenta».

Presto ci sarà la nomina dei dirigenti delle Asl. Direte la vostra?

«Certo, con l’auspicio di essere ascoltati. Finora le nomine dei direttori Asl sono state dettate da criteri clientelari o scelte dettate dalla vicinanza politica, e non manageriali, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Come si sta attrezzando il centrodestra rispetto a quello che farà il governo Decaro? Pensate a un governo-ombra su temi caldi oltre la sanità, l’ex Ilva o le politiche industriali?

«Ribadisco: la nostra sarà un’opposizione dura, senza sconti, ma collaborativa. Fari puntati su ogni atto della maggioranza, condivisione dei provvedimenti utili per i cittadini, proposte alternative concrete. Noi siamo quelli del fare, non del no a prescindere per scelta faziosa, e ci aspettiamo dal governo Decaro una discontinuità rispetto all’era Emiliano, che ha anteposto poltrone e clientele al bene comune. La mia idea è una giunta-ombra che valorizzi le competenze di tutti i consiglieri di minoranza in ciascuna materia».

Settore cultura. Intanto c’è una assessora salentina. Aver diviso turismo e cultura è una scelta che condivide?

«All’assessora Miglietta ho già indirizzato il mio augurio di buon lavoro, sollecitandola anche a dar seguito a mie proposte di legge e mozioni ferme. Cultura e turismo devono viaggiare di pari passo perché sono due leve di sviluppo complementari, perciò è importante che siano affidate a mani competenti che vadano nella stessa direzione, a prescindere che facciano capo allo stesso assessorato».

Fondazione Tito Schipa. C’è una legge che ne prevede l’istituzione, ma non decolla. Questione di soldi o di volontà politica?

«La fondazione regionale Tito Schipa è prevista dalla mia legge approvata nel 2022 ma rimasta sulla carta, nonostante i fondi cospicui stanziati in bilancio negli anni. Dunque lo stallo non è finanziario, ma politico e confido che si possa finalmente superare con lo stesso spirito di collaborazione bipartisan che ha guidato la mia legge, per realizzare questo grande progetto culturale».

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