Non era lui l’obiettivo dei killer, ma è rimasto vittima di un tragico errore di persona, punito con la morte solo per aver “osato” alzare la voce davanti a uno storico boss della Sacra Corona Unita. È lo spaventoso scenario mafioso emerso dalle indagini dei Carabinieri sul delitto di Stefano Tomèo, l’operaio di 42 anni freddato a colpi di pistola la sera dell’11 aprile scorso a Copertino, nel Leccese.
All’alba di oggi, mercoledì 1° luglio 2026, i militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone, tutte del posto, accusate a vario titolo di omicidio e tentato omicidio in concorso, aggravati dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Tra gli arrestati spicca il nome del presunto killer: Giovanni Calasso, 61 anni, storico esponente della criminalità organizzata locale che, nonostante una condanna all’ergastolo, si trovava agli arresti domiciliari nella propria abitazione per motivi di salute. Insieme a lui sono finiti in cella i cugini Gianluca De Paolis, infermiere di 52 anni, e Andrea Negri, di 50.
La faida condominiale e l’ingaggio del boss
Gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia sono riusciti a ricostruire il movente dell’agguato, incredibilmente futile quanto spietato nelle modalità. Tutto nasce da una controversia legata all’affitto di un’abitazione. Mesi prima, Angelo Ciccarese (56 anni) aveva locato un immobile all’infermiere De Paolis, pretendendo a fine contratto il pagamento di alcune bollette arretrate che riteneva insolute. Per riscuotere il denaro, Ciccarese avrebbe minacciato più volte di morte l’inquilino.
Invece di rivolgersi alle forze dell’ordine, De Paolis ha cercato la “protezione” della malavita: tramite la mediazione del cugino Andrea Negri, ha chiesto l’intervento dell’ergastolano Giovanni Calasso per dirimere la questione. Viene così fissato un appuntamento chiarificatore la sera dell’11 aprile davanti al circolo privato “Le Club” di Copertino.
«Ha fatto la voce grossa»
Al tavolo della trattativa abusiva, De Paolis e Negri si presentano accompagnati dal boss Calasso, arrivato sul posto a volto scoperto e a bordo della propria auto, armato di pistola semiautomatica. Dall’altra parte arriva Ciccarese, che porta con sé l’amico operaio Stefano Tomèo, del tutto estraneo alla vicenda delle bollette.
Non appena l’auto si ferma, Tomèo scende dal mezzo e si trova davanti il boss. Ignorando lo spessore criminale dell’uomo che ha di fronte, l’operaio affronta il gruppo a muso duro e inizia a fare la voce grossa. Un affronto intollerabile per il codice d’onore della Scu: sentendosi offeso pubblicamente, Calasso estrae l’arma e fa fuoco ripetutamente, uccidendo Tomèo sul colpo e mancando di poco Ciccarese.
Il muro di omertà
L’indagine, supportata da intercettazioni ambientali e dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza, ha squarciato un velo di profonda e preoccupante omertà cittadina. Subito dopo gli spari, Calasso si è allontanato tranquillamente, confidando nell’assoggettamento della comunità. Emblematico e agghiacciante il dettaglio emerso dai rilievi: nonostante le urla disperate di Ciccarese che tentava di rianimare l’amico insanguinato, nessuna delle numerose persone presenti all’agguato o all’interno del circolo ha allertato il 118. Nel corso dei mesi successivi, inoltre, molti testimoni hanno reso dichiarazioni false o reticenti per sviare le indagini.
Oltre ai tre arresti per omicidio, la Procura ha denunciato Ciccarese per tentata estorsione (per le minacce relative alle bollette), mentre il gestore e un cliente del circolo “Le Club” sono stati indagati per favoreggiamento personale.
«Con questa operazione lo Stato riafferma con determinazione la propria presenza sul territorio – ha dichiarato con fermezza il comandante provinciale dei Carabinieri di Lecce, il colonnello Andrea Siazzu –. L’indagine ha richiesto un lavoro complesso, svolto in un contesto segnato da omertà e reticenze che rappresentano un ostacolo all’accertamento della verità. La sicurezza si costruisce con l’impegno delle Istituzioni, ma anche con la fiducia e la collaborazione dei cittadini, valori fondamentali per contrastare la criminalità».
