«D’Antini Pietro? D’Antini Pietro? Assente?». Il silenzio nell’aula consiliare dura solo pochi istanti, poi sullo schermo della videoconferenza avviene l’inattesa apparizione: «Presente, presente!». Occhiali da sole d’ordinanza e, subito dietro di lui, la gigantesca insegna della “Wolf Legend”, una delle più note attrazioni adrenaliniche del parco divertimenti di Gardaland.
È lo scenario surreale in cui si è svolta l’ultima seduta del consiglio comunale di Acquaviva delle Fonti, dove il consigliere di maggioranza Pietro D’Antini, esponente di Fratelli d’Italia, ha partecipato ai lavori istituzionali direttamente dalle code del luna park veneto. Il consigliere è rimasto agganciato allo smartphone (sporadicamente) per le sei ore di durata dell’assise, votando per ben due volte tra una musichetta di sottofondo e il frastuono dei visitatori.
La presenza virtuale di D’Antini non è stata una semplice stravaganza, ma si è rivelata politicamente vitale per la tenuta dell’amministrazione. All’ordine del giorno c’erano due provvedimenti cruciali: la rottamazione delle cartelle esattoriali e l’adozione della nuova legge sul Piano Casa.
I numeri della maggioranza guidata dal centrodestra erano ridotti all’osso: su 11 componenti complessivi, il numero legale minimo per rendere valida la seduta era fissato a 9 presenti. Senza il collegamento di D’Antini da Gardaland, i consiglieri effettivi in aula sarebbero stati appena 8. Traduzione: l’intera seduta sarebbe saltata, mandando sotto l’amministrazione.
L’escamotage tecnico è stato reso possibile grazie a un vero e proprio “buco” normativo: il regolamento comunale permette ancora la partecipazione e il voto da remoto attraverso una delibera introdotta nel periodo più acuto della pandemia da Covid-19, una norma nata per gestire l’emergenza sanitaria e mai formalmente revocata o modificata dall’amministrazione.
La protesta dell’opposizione
Il caso ha immediatamente scatenato la dura reazione delle forze di minoranza, che considerano l’episodio una grave mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni e dei cittadini. A farsi portavoce della protesta è la consigliera d’opposizione Francesca Pietroforte: «È del tutto evidente che, una volta superato definitivamente il periodo pandemico e con esso la reale necessità di collegarsi da casa o dall’ospedale, si stia assistendo a un vero e proprio abuso di questa pratica. Utilizzare uno strumento emergenziale per garantire il numero legale mentre si è in vacanza in un parco giochi svilisce il ruolo del consiglio comunale».
Mentre il dibattito politico si infiamma sulla legittimità etica dello “smart working” balneare dei politici locali, il caso di Acquaviva è destinato a fare scuola, riaprendo il delicato dossier sull’urgenza di aggiornare i regolamenti comunali per evitare che i destini amministrativi delle città vengano decisi tra la fila per le montagne russe e un selfie ricordo.