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Olio extravergine d’oliva “sofisticato” in uno stabilimento salentino, scoperta la maxi frode: 9 indagati

La Guardia di finanza ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a persone residenti in Puglia, Sicilia e Toscana

Olio extravergine d’oliva “sofisticato” in uno stabilimento salentino, scoperta la maxi frode: 9 indagati

Un giro d’affari illecito da circa 3 milioni di euro, il sequestro di 90mila chili di falso olio extravergine di oliva nel Salento e la ricostruzione di un traffico internazionale per altri 300mila chili di prodotto di pessima qualità. Sono i numeri principali della maxi operazione condotta dalla Guardia di finanza di Casarano e dall’Icqrf Puglia e Basilicata, sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce.

Al termine delle indagini, avviate a giugno 2023 e proseguite per tutto il 2024, sono stati notificati nove avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di altrettanti indagati originari di Puglia, Sicilia e Toscana.

Le accuse contestate a vario titolo spaziano dalla frode nell’esercizio del commercio alla vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, fino alla falsità ideologica, ai falsi nei registri telematici Sian e all’emissione di fatture false.

L’inchiesta è scaturita dal controllo di uno stabilimento oleario salentino. Le analisi effettuate dal laboratorio Icqrf di Catania su circa 90 tonnellate di olio (classificato come extravergine o vergine di origine nazionale, Ue e non Ue) hanno rivelato alterazioni sia nei parametri di purezza sia nelle caratteristiche organolettiche: il prodotto era stato sofisticato con oli diversi da quelli di oliva.

Durante le perquisizioni, i militari hanno sequestrato sostanze chimiche utilizzate per deodorare oli lampanti e aromi artificiali impiegati per simulare il sapore tipico dell’extravergine.

Gli accertamenti successivi hanno svelato un network transnazionale che importava olio di pessima qualità da Albania e Algeria a prezzi stracciati. Attraverso triangolazioni documentali e fatture false emesse da società complici in Spagna, Portogallo, Francia e Albania, il prodotto entrava in Italia e veniva nazionalizzato, acquisendo in modo fraudolento l’origine “Ue”. Un meccanismo che ha fruttato profitti illeciti ingenti, complici le quotazioni elevate del mercato olivicolo degli ultimi anni, alterando la concorrenza a danno dei produttori onesti e dei consumatori.